Nel nome del nome

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Per molto tempo ho accudito un sentire che riguardava soltanto la mia famiglia. Quello che ho coltivato nel silenzio è stato necessario e vergognoso, a quello ho sacrificato tutto: è stato l’ergersi di una cortina di disperazione, che ha separato me dal mondo.

La storia maiuscola, invece, permette una disperazione trasparente, che la mia esperienza personale non tollera. Questi sono gli appunti per l’ultimo discorso che farò. Io voglio dire che ho avuto un’infanzia d’acqua torbida, di cui ricordo un pianto e un urlo. Ma dell’urlo non voglio parlare.

Parlerà eccome, invece, di un urlo forte e viscerale, di un urlo profondamente umano, privatissimo e socializzato, questo libro di Demetrio Paolin, Il mio nome è legione, edito da Transeuropa nel 2009.

Un urlo che si articola per negazione, invero, e che si manifesta col rifiuto esasperante da parte del protagonista di rivangare episodi dolorosi del suo passato, anche se poi, ossessivamente, in maniera quasi del tutto dispettosa, saranno proprio gli stessi episodi a riaffiorargli continuamente alla mente, invadendo la sua quotidianità e costringendolo in un presente progressivo frammisto di flashback, di quadri impressionisti e di piaghe da decubito emotivo. Continua a leggere

Le possibilità dell’incompatibile

Sbadatamente

una bottiglia di plastica, tagliata
a metà, sul ripiano del lavabo
mi hai lasciato, quando te ne sei andata,
per innaffiare il nostro amore:

 
ma io mi dimentico, ed evado
le tue consegne, di giorno in giorno
la luce si ritira, io me ne vado
lasciando i nostri fiori in abbandono,

 
e così, sbadatamente, continuo
a camminare per le strade, solo,
a fuggire, allarmato, dal tuo bene,

 
per rincasare, affranto, a sera
scoprendo la felicità inattesa
delle tue piante ancora vive, e nuove.

Questo il testo conclusivo de La divisione della gioia, di Italo Testa, poema frammentato e composito, che affronta, da più lati, le perverse dinamiche della separazione. Continua a leggere