Sofia, comunque

cover_sofiaE sapevo della porta che Sofia chiudeva senza salutare perché odiava quel momento, i saluti andando via, gli abbracci, la cerimonia di ogni separazione: preferiva pensare che fosse sempre come andare di là, nell’altra stanza, assentarsi per poco. Poi quando tornava non faceva altro che proseguire il discorso del giorno prima. Per quello le bastava il suo comunque. Diceva: «Comunque, Pietro, sulle navi pirata le donne non erano ammesse, e nemmeno i ragazzini se è per questo, e sai perché? Perché mettevano gli uomini uno contro l’altro». Oppure: «Comunque, gli occhi sono dei bugiardi schifosi. È il frigo lo specchio dell’anima».

Questo è decisamente il libro dei comunque. Dieci capitoli, dieci rapide e vibranti narrazioni, dieci scorci sul dolore, sull’assenza, sul bisogno paralizzante di contatto umano, sull’ossessione maniacale della famiglia, sul mal d’amore e sull’amore malato, sviscerato, moltiplicato, esasperato in tutte le sue forme. Continua a leggere