Urgenza di dire dello scrivere

Qualche settimana fa mi sono addormentata ascoltando l’intervista di un giovane scrittore italiano, giovane dacché italiano, cioè, di età indefinitamente compresa fra i 30 e i 40 anni.

Veramente non l’ho solo ascoltata, l’intervista, l’ho proprio guardata, su uno di quei canali di letteratura che puoi reperire in streaming, on demand, sul pc, verso le due di notte, quando non riesci a dormire, o non hai voglia di farlo, perché c’è ancora caldo, nonostante sia già arrivato l’inverno, dicono.

Fatto sta che questo scrittore raccontava di come s’è trovato a concepire il suo primo romanzo, esperienza questa che gli è proprio capitata per caso, o così sembrerebbe, stando a quanto dice lui alle due di notte, anche se forse l’intervista l’aveva rilasciata di pomeriggio, chissà, dopo aver mangiato un tramezzino, prima di prendere il caffè.

Sicuramente non aveva bevuto nemmeno un goccio di caffè, il giovane scrittore prima dell’intervista, oppure non ne aveva bevuto abbastanza, magari non ci aveva nemmeno fatto colazione, insomma si vedeva chiaramente che aveva un gran sonno, e che la notte non riesce a dormire molto, lui. Continua a leggere

La militanza non è una strategia per trovare marito

Il rientro dalle vacanze, si sa, è traumatico quasi sempre per quasi tutti. Lo è poi ancor di più per chi non sa ancora bene esattamente in quale tipo di quotidianità ricominciare ad arrabattarsi.

Questo, sia chiaro fin da subito, non vuole essere un semplice sfogo privato, sebbene l’autobiografia del momento risulterà certamente esemplificativa della questione paradigmatica che vado esponendo in queste poche righe.

Parliamo di militanza. Parliamo dell’ingestibile mole di scrittori e/o aspiranti tali che intasa quotidianamente la posta (elettronica e non) di blogger alle prime armi, di recensionisti alacri dell’ultimo minuto, di critici letterari il cui statuto ontologico è legittimato solo da un certo blando titolo accademico che parrebbe testimoniarlo, e via discorrendo.

Tutti scrittori e/o aspiranti tali pronti a giurare sul pregio della loro silloge, del loro romanzo d’esordio, o peggio, della loro diciassettesima plaquette pubblicata con l’ultima delle più ignote case editrici a pagamento della provincia italica.

Cosa vogliono, questi artistoidi non prezzolati? Cosa cercano, cosa si aspettano dallo sconosciuto signor x al quale si rivolgono con tanto zelo, cotidie? Basta loro un benché minimo spicchio di visibilità, un link preimpostato sul social network della dimenticanza fast and furious, un surrogato di placido riconoscimento para letterario, a garantire l’illusione di diffondere il verbo culturale oltre i limiti del cortiletto familiare? Fin qui, non ci sarebbe neanche troppo da stupirsi.

Ma cosa sono disposti a dare, in cambio del sogno di gloria, questi splendidi martiri del sottobosco poetico e narrativo contemporaneo? Noia. Continua a leggere