Narratori degli Anni Zero. Un dialogo

Francesca Fiorletta:  Andrea Cortellessa, nell’introduzione all’antologia Narratori degli Anni Zero (Edizioni Ponte Sisto), affronta il delicato problema dell’editoria in prosa e dell'”orizzonte d’attesa” del pubblico dei lettori, sostenendo che oggi si assiste a una «mercatocrazia» assai diffusa e generalizzata, che, a ben vedere, risulta invalidante per tutte le forme narrative ibride e di sperimentazione linguistica, pure oggi ancora molto interessanti. Il tutto, mestamente, in favore del beneamato romanzo nelle sue forme più classiche.

Massimiliano Manganelli: Sì, direi che il problema è proprio il romanzo, cioè il suo statuto. Per romanzo oggi si intende quasi esclusivamente una narrazione lineare, ben definita, possibilmente classificabile entro un determinato genere. Un’idea povera, insomma. Continua a leggere

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A tempo di Swing!

Improvvisamente ero Nessuno, cioè mi trovavo in quella zona in cui credi a quello che dici, a quello che fai. Un’autosuggestione. A questo, aggiungici – come si vede – un indistruttibile istinto di coerenza.

Il primo romanzo di Michele Fianco, Swing!, uscito l’anno scorso per le Edizioni Polimata, ha un andamento ritmico decisamente musicale e un impianto narrativo molto denso e sincopato.

Precisamente alla fine del terzo capitolo, poi, c’imbattiamo in questa coraggiosa e disincantata ammissione di responsabilità, privata e artistica, che ha l’ovvio intento di spiazzare le presunte attese di lettura, stravolgendo gli archetipi concettuali generalmente connessi alla specifica forma del romanzo. Continua a leggere

in cerca di Moby Dick

Il 18 ottobre 1851 veniva dato alle stampe Moby-Dick or The Whale, romanzo che venne poi considerato il capolavoro assoluto dello scrittore e critico letterario statunitense Herman Melville.

La storia è nota ai più: Ismaele, l’io narrante, apparentemente esterno ai fatti, racconta dell’estesa battuta di caccia dal capitano Achab e del suo equipaggio, a bordo del Pequod, baleniera-mostro marino essa stessa, in primis.

Moby Dick è chiaramente il trofeo più ambito, l’enorme capodoglio, presto feticcio, la cui cattura diviene una vera e propria ossessione maniacale per i naviganti. Continua a leggere

A gran giornate

Mi trovo davanti a un romanzo, anzi, veramente, come recita la quarta di copertina, a “un esilarante romanzo picaresco, un’allegoria della vita per leggere con uno sguardo nuovo i nostri giorni”.

Mi trovo davanti, ancor più precisamente, all’ultimo romanzo di Claudio Morandini, pubblicato quest’anno per le edizioni La Linea, nella collana Tam Tam, libro dalla copertina naturista e assai evocativa, con alberi spogli su sfondo plumbeo, e una mole mediamente considerevole di più di duecentocinquanta pagine di narrazione.

Mi viene subito da pensare: “Sarà un po’ pretenzioso”.

Resto però altamente incuriosita, in special modo, devo confessarlo, dalla dedica dell’autore, che recita: “La vita fugge – con quel che segue”.

E in effetti, dopo attenta e meditata lettura, questa è proprio la definizione che darei all’intero romanzo di Morandini, se mi venisse chiesto di riassumerne l’impressione in una sola frase. Direi esattamente: “La scrittura fugge – con quel che segue”. Continua a leggere

Romanzi?

In una conversazione radiofonica nella quale si parlava dell’antologia Narratori degli Anni Zero da lui curata (sulla quale converrà tornare), ieri Andrea Cortellessa ha parlato nei termini seguenti del romanzo mainstream che si vende di questi tempi: «una narrativa anni Cinquanta, ignara del modernismo, che vince i premi letterari e scala le classifiche, molto tradizionale». Continua a leggere

Un programma massimo per la narrativa

Mesi fa, nel corso di un’intervista radiofonica, parlando del proprio romanzo Dai cancelli d’acciaio, Gabriele Frasca ha pronunciato di sfuggita un programma per la narrativa: «despecializzare i linguaggi». Un programma massimo, appunto, contro quello minimo di gran parte della romanzeria d’oggi, tutta fatta di trame risapute o falsamente nuove e priva, nella sostanza, di un linguaggio. Aggiungeva Frasca che quel che resta da fare alla narrativa è «far sentire, in un’epoca, tutti i discorsi di quell’epoca». E dentro Dai cancelli d’acciaio di discorsi ce ne sono davvero tanti, al punto che a partire dal romanzo si possono aprire molte strade di discussione: politica, media, economia, persino filologia neotestamentaria… Continua a leggere