Laboratorio di (dis)intossicazione poetica

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Siete tra i molto pochi e fortunatissimi lettori assidui di poesia?
Avete iniziato a scrivere versi già in età puberale?
Vi emozionate davanti al tramonto e vi commuovete col volo dei gabbiani?

Benissimo, questo laboratorio farà esattamente al caso vostro!

Odiate la poesia e i poeti tutti, specialmente se ancora attivi su questa terra?
Non avete mai usato in vita vostra (né vi sognereste di farlo) l’aggettivo “viscerale”?
Leggete solo romanzi di auto-fiction e critica saggistica impegnata degli anni ‘60?

Stupendo, questo laboratorio è proprio quello che vi serve! Continua a leggere

Commiato da Andromeda

In quella voce l’amore, la stanchezza, un tremore infantile, una rabbia fredda, tutto si prepara, una turbolenza.

Vincitore del Premio Ciampi, edito dalla casa editrice Valigie Rosse nel 2011, il Commiato da Andromeda di Andrea Inglese è un libro delicatissimo e struggente, modulato su un apparato testuale continuamente cangiante e supportato da una struttura lessicale molto colta e attenta, mai slabbrata, sempre puntuale e profonda.

Inglese racconta quindi di un commiato invero molto personale, di un distacco sempre molto doloroso, ossia della fine di una storia d’amore lunga, tormentata e molto complessa nel suo continuo articolarsi; una storia che fu amara e illusoria insieme, e che riverbera tutta la sua contingente irrazionalità negli strascichi pesanti che lascia, e nelle riflessioni a latere che pure ciascuno suole compiere, d’abitudine, trovandosi a fronteggiare un abbandono. Continua a leggere

Non l’ho letto, però ho visto il film

Giorni fa, in Fine della happening poetry?, Giulio Marzaioli poneva un problema tanto evidente quanto sottaciuto, problema che si presenta ogni qualvolta ci si trova davanti all’invito a un reading poetico: l’incontro tra la poesia e il suo pubblico. Anzi, per essere più precisi, la costituzione e la consistenza di un pubblico della poesia.

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Fine della happening poetry?

[Con questo articolo, Portbou inaugura una nuova sezione, destinata a ospitare contribuiti esterni. Cominciamo con questo testo di Giulio Marzaioli, già apparso sul n. 5 (aprile 2012) dei «Quaderni del Teatro di Roma».]

Giulio Marzaioli

I matematici possono dimostrare solo teoremi banali perché ogni teorema che viene dimostrato è necessariamente banale.

R. Feynman

È percezione comune a molti che la lettura in pubblico sia sempre più occasione di incontro, anziché incontro d’occasione. A discapito dell’opera e della produzione di senso che dovrebbe scaturire da un momento di confronto, si rischia che ad emergere siano soprattutto gli autori, o meglio la loro presenza, con conseguente e inevitabile ombra su ciò che dovrebbe essere effettivamente al centro dell’attenzione: il testo. Il fenomeno si inquadra in una situazione di contorno caratterizzata da almeno due fattori determinanti: la riduzione delle possibilità di produzione e diffusione della scrittura a livello editoriale e, al contempo, la speculare apertura offerta dalla rete alla trasmissione di qualsiasi scrittura, che proprio nella rete trova possibilità e limiti, in un sistema fortemente connotato da meccanismi di auto-referenzialità. Ecco che la lettura in pubblico diviene ambìto e consueto (nonché, spesso, unico) luogo di reciproco riconoscimento. Continua a leggere

Tesi di filosofia della poesia

Ogni volta che si critica il lirico, i seguaci del bel verso tornano a indignarsi che si è toccato il loro terreno. Sembra quasi che esista un confine dal quale bisogna tenersi lontani.

I depositari del verso lirico, siano essi autori siano essi critici, non contemplano nessun elemento che possa dirsi antitetico al loro interpretare il testo. Il discrimine diventa la vuota consistenza teorica concessa dalla leggibilità del testo. Continua a leggere

Per Elio Pagliarani, un dialogo

A partire da Oggetti e argomenti per una disperazione

 

 

 

 

Che sappiamo noi oggi della morte
nostra, privata, poeta?
………………………… Poeta è una parola che non uso
di solito, ma occorre questa volta perché
respinti tutti i tipi di preti a consolarci non è ai poeti che tocca dichiararsi
sulla nostra morte, ora, della morte illuminarci?

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