Il sale

il-sale-jean-baptiste-del-amo-neo-edizioni-x-sito«Uno scostamento insidioso del quotidiano. Una falla aperta sul passato. Un abisso di cui presentiva l’ampiezza e di fronte al quale valutava la sua impotenza».

Potrebbe riassumersi quasi interamente così Il sale, l’ultimo romanzo di Jean-Baptiste Del Amo, autore premiato nel 2006 come miglior “Giovane scrittore” di Francia, e da lì successivamente insignito di molti altri prestigiosi riconoscimenti.
Tradotto per la prima volta in Italia quest’anno da Sabrina Campolongo, Le sel, edito da Gallimard, è stato recentemente pubblicato da Neo Edizioni.
Ci troviamo davanti a un libro insolito, nella sua classicità.
La storia è quella di una reunion familiare, una cena in grande stile, un’intera giornata di preparativi, su cui si innestano speranze, riflessioni e ricordi, come nelle migliori tradizioni della grande narrativa francese e inglese del ‘900.
Il linguaggio di Del Amo è evidentemente ben nutrito dalla lettura delle opere di grandi maestri, penso a Balzac, penso a Virginia Woolf, e questo mi sembra il suo fascino principale: riuscire a riportare il lettore così nettamente indietro nel tempo. Continua a leggere

Scrittura in/di formazione

copertina-quattro-soli-a-motore-nicola-pezzoli-x-sitoA volte mi dicevo: diventerò un misantropo peggiore di Kestenholz. Non mi vorrà bene nessuno, perché non lo merito. Avrò la vita di un’ala senza volo. Sarò un simulacro di me. Statua vivente, fantasma indurito. Anticipo d’espiazione, sarò il pazzo che va alla stazione per aspettare nessuno. Attenderò coincidenze sul binario morto. No, temerò anche la stazione. Avrò paura della gente. Farò passeggiate soltanto nei boschi più fitti. Sperando di trovare il Non Luogo in cui riuscire definitivamente a perdermi. Se sentirò arrivare qualcuno mi nasconderò dietro il tronco di un castagno. Non vorrò fare incontri. Non vorrò parlare con le persone. Mi annoieranno. Mi spaventeranno. Ne avrò disgusto. Se vorrò compagnia, sarà quella di un micio.

E non vorrò essere di peso a nessuno: fingerò di non avere bisogno di consolazione, di attenzioni, di carezze. Niente amici. Niente affetto. Ammesso che sia possibile averne. Caccerò la mia sofferenza sottoterra, a profondità da cui nessuno potrà riesumarla.

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