Gruppo 63 e dintorni

[Resistere agli anniversari talvolta è difficile. Il caso del Gruppo 63, che in questo ottobre compie cinquant’anni, è uno di quelli a cui non possiamo sfuggire. Lo facciamo pubblicando un estratto dalla sezione Col senno di poi, curata da Andrea Cortellessa, contenuta nella riedizione, presso L’Orma e sempre a cura di Nanni Balestrini, degli atti del convegno di Palermo del 1965 dedicato al Romanzo sperimentale.]

Ancora oggi la neoavanguardia suscita polemiche, venate talvolta persino di un manifesto risentimento. Certi toni sorprendentemente accesi stanno a significare in fondo che essa rappresenta una stagione non del tutto storicizzata, forse addirittura rimossa, eppure viva. Una delle idées reçues maggiormente in voga vede nel Gruppo 63 un’esperienza sterile, sovrabbondante di teoria ma poco feconda sul piano dei testi. Certo, se ci si limita a leggere gli atti del convegno di Palermo – ma quanti si sono davvero affannati a farlo? –, quest’idea parrebbe confermata, per varie ragioni, la prima delle quali sta nel fatto che i narratori ebbero in quell’assise una parte davvero minima, mentre a farla da padroni furono soprattutto poeti e critici. Nondimeno era il segno, questo, di un’attenzione particolare riservata al romanzo da parte di tutti i componenti del Gruppo 63, al romanzo nella sua veste di elemento centrale della letteratura novecentesca e insieme del mercato editoriale (non sarà inutile ricordare che l’Italia aveva mancato quasi del tutto l’appuntamento col romanzo modernista). A Palermo non si intendeva distruggere il genere, bensì rifondarlo, e parlare del romanzo implicava giocoforza trattare innumerevoli questioni; scaturisce da qui una certa dispersività della discussione. Continua a leggere

Prose dal dissesto

pds[Pubblichiamo un corposo estratto dall’ultimo lavoro critico di Massimiliano Borelli, Prose dal dissesto. Antiromanzo e avanguardia negli anni sessanta, edito a gennaio di quest’anno da Mucchi, nella collana Lettere Persiane curata da Luigi Weber.

Nello specifico, viene qui analizzata la costruzione narrativa dei personaggi di Edoardo Sanguineti, con chiaro riferimento alla fenomenologia psicosomatica di Georg Groddeck.
Buona lettura!]

Massimiliano Borelli

Il personaggio sanguinetiano viene insomma tutto modellato sulla superficie: maschera senza anima, priva di un sistema psicologico-sentimentale coerente, esso si risolve in una epidermide che è tuttavia sempre sull’orlo del tracollo, della penetrazione, della corrosione (proprio come è per gli esemplari pittorici dei suoi sodali artisti). Continua a leggere