Lavoro sì – Lavoro no

blog-lavoroRipartiamo dalle varie definizioni di lavoro:

1. Impiego di un’energia per raggiungere uno scopo determinato: il l. di una macchina; attività umana volta a una produzione o a un servizio: l. intellettuale, manualeiniziare, terminare un l. || (Sabatini-Coletti)

2. Fatica, sforzo: ti costerà molto l.sollevare questo peso è stato un gran l.

3. Compito, funzione: il comitato ha finito il suo l. ‖ Complesso di attività svolte da gruppi di persone, organismi e sim.: i lavori della commissione sono a buon punto

4. Opera a cui si attende: è un l. da finire in giornata ‖ Opera compiuta: quando mi consegni il l.?un l. di miniatura, di pittura, di ricamoun l. teatrale, politico, satirico; (Hoepli)

5. a. In senso lato, qualsiasi esplicazione di energia (umana, animale, meccanica) volta a un fine determinato: il ldell’uomodei buoidi un cavallodi una macchina, del computerlmuscolare, quello compiuto dai muscoli dell’organismo umano e animale nell’esplicazione delle funzioni loro proprie.

b. Più comunem., l’applicazione delle facoltà fisiche e intellettuali dell’uomo rivolta direttamente e coscientemente alla produzione di un bene, di una ricchezza, o comunque a ottenere un prodotto di utilità individuale o generale: il lmanualeil l.intellettualei frutti del l.; la gioiala soddisfazione del l.; essere abileinabile al l.;amare il lper sé stessol’Italia è una Repubblica democraticafondata sul l. (art. I della Costituzione).

c. In senso più concr., l’attività stessa applicata praticamente a un oggetto determinato: incominciareintraprendereabbandonaresmettereriprendere, terminare un l.; (Treccani) Continua a leggere

Choosy don’t cry

Se n’è parlato davvero tanto, forse anche troppo, nelle ultime settimane.

È apparso su tutti i giornali, le radio, le televisioni, saltava fuori ovunque navigando sul web, bevendo un amaro al bar sotto casa, riecheggiava dal verduraio, alla fermata dell’autobus, in fila alla posta: «oh, ma hai sentito: choosy?».

Choosy è la parola brutta dell’autunno, il tormentone mediatico, come si dice: tocca farsene una ragione.

Inutile provare a non occuparsene, evitare di accanirsi contro una così vieta castroneria tutta fulgidamente italiota, fingere che non sia mai stato pronunciato nessun aggettivo simile da nessun politico in carica durante nessuna conferenza stampa ufficiale.

Inutile persino rigettare l’anglofonia disperante di ritorno dall’emisfero cerebrale deputato alle nostre più intime conversazioni interpersonali.

In una parola: inutile stare qui a fare i choosy, gli schizzinosi, appunto, ancora e ancora. Continua a leggere

Fenomenologia di Sergio Marchionne

Sergio Marchionne non ha un’identità propria: infatti per darsela è costretto a indossare sempre lo stesso maglioncino.
Sergio Marchionne non ha una politica industriale.
Sergio Marchionne non sa che farsene delle fabbriche italiane.
Sergio Marchionne vuole trasformare l’industria automobilistica italiana, ma non sa come.
Sergio Marchionne è considerato un grande manager.
Sergio Marchionne non è un grande manager.
Sergio Marchionne odia i sindacati, in particolare gli riesce odiosa la Fiom.
Sergio Marchionne non capisce a cosa servano i sindacati, se non a rompergli i coglioni.
Sergio Marchionne non capisce perché non può fare come gli pare.
Sergio Marchionne non capisce molte parole, per esempio diritti e lavoro.
Sergio Marchionne non conosce la storia della Fiat, né gli interessa conoscerla.
Sergio Marchionne è vendicativo.
Sergio Marchionne mente, oppure cambia spesso idea.
Sergio Marchionne.

E Volponi?

Più che dagli scaffali delle librerie, dal nostro dibattito culturale sembra scomparso Paolo Volponi. Di altri autori del Novecento non si finisce mai di parlare (Pasolini su tutti), anche a sproposito, ma di Volponi si dice poco o nulla. Sembra autore chiuso in una dimensione politico-locale, riservato a comunisti e marchigiani, per semplificare. Minoranze, appunto. Continua a leggere