La vita di Adele

La_vita_di_adele_poster_italianoLa vita di Adele è un film di prime volte, un film che potrei definire “di pancia” e “di faccia”.

È nient’altro che la rappresentazione minuziosa e iper reale, a tratti estenuante – se consideriamo la durata di ben tre ore, 179 minuti esatti – degli istinti umani primordiali: il cibo, il sesso, la paura.

L’adolescenza della protagonista, le esperienze sentimentali poco soddisfacenti con i primi ragazzi, le confidenze impacciate tra amici, fino all’incontro illuminante con Emma, poco più matura di lei, affascinante, sensualissima, che la guiderà alla scoperta dell’eros femminile.

A ben vedere, quasi le uniche scene che il regista tunisino Abdellatif Kechiche sceglie di non girare in strettissimo primo piano (anche per questo, all’inizio, parlavo di faccia: sembrano esserci solo volti, sulla scena, pochi gli ambienti) sono gli incontri amorosi tra Emma e Adele, che vivono la loro sessualità in un modo assolutamente coinvolgente, mai lezioso, seppure vagamente estatico. Scene di sesso così lunghe e dettagliate, fra due donne per giunta, penso si siano viste raramente, in una sala cinematografica (escluso il genere hard). Questo è uno dei grandi meriti del film, a mio avviso: riportare l’attenzione sul piano più terreno, vivo e carnale del rapporto di coppia.

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