Salire e scendere in politica

https://i1.wp.com/st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/11/monti-berlusconi-interna-nuova.jpgNel suo celebre discorso del 26 gennaio 1994, Silvio Berlusconi annunciò in tv agli italiani la propria decisione di «scendere in campo» per occuparsi della cosa pubblica. L’espressione conteneva una duplice accezione: da un lato aveva toni bellicosi e serviva a mostrare la volontà – una volontà quasi da eroe, o da supereroe – di dar battaglia nell’agone politico; dall’altro soprattutto ammiccava alle masse appassionate di sport, per ricordare loro il valore di un uomo che doveva le proprie fortune anche al fatto di essere presidente di una squadra vincente.

Quando, quasi diciannove anni dopo, Mario Monti ha annunciato di volersi candidare alle elezioni, ha utilizzato invece un’espressione diversa, «saliamo in politica». Continua a leggere

Fenomenologia di Sergio Marchionne

Sergio Marchionne non ha un’identità propria: infatti per darsela è costretto a indossare sempre lo stesso maglioncino.
Sergio Marchionne non ha una politica industriale.
Sergio Marchionne non sa che farsene delle fabbriche italiane.
Sergio Marchionne vuole trasformare l’industria automobilistica italiana, ma non sa come.
Sergio Marchionne è considerato un grande manager.
Sergio Marchionne non è un grande manager.
Sergio Marchionne odia i sindacati, in particolare gli riesce odiosa la Fiom.
Sergio Marchionne non capisce a cosa servano i sindacati, se non a rompergli i coglioni.
Sergio Marchionne non capisce perché non può fare come gli pare.
Sergio Marchionne non capisce molte parole, per esempio diritti e lavoro.
Sergio Marchionne non conosce la storia della Fiat, né gli interessa conoscerla.
Sergio Marchionne è vendicativo.
Sergio Marchionne mente, oppure cambia spesso idea.
Sergio Marchionne.