Happy Bloomsday!

PoldyQuest’anno, noi lettori italiani abbiamo almeno due motivi per festeggiare il Bloomsday. Due, infatti, sono le nuove traduzioni dell’Ulisse pubblicate negli ultimi mesi: quella di Enrico Terrinoni (per Newton Compton) e quella di Gianni Celati (Einaudi).

Ma l’Ulisse ha trovato i suoi lettori oppure li sta ancora cercando? Per lo meno per quel che riguarda il secolo passato, nessuna opera come quel «libro di un proletario autodidatta» (parole di Virginia Woolf) ha prodotto un cambio di orizzonte così radicale, per dirla con Jauss. Continua a leggere

Passaggi dublinesi

Ho letto Ulysses per la prima volta quasi trent’anni fa, complice un esame di Letterature Comparate che ricordo ancora con struggimento. Era la prima volta che mi trovavo davanti a un testo tale da avere a corredo un intero volume di note. La traduzione di de Angelis, con l’introduzione di Melchiori. Erano tempi di esami collettivi, e collettivo era lo studio e la preparazione. Fu così che quel libro divenne per un periodo pane comune, masticato a fatica, tra bestemmie e acclamazioni, in lunghi pomeriggi goliardici. Ricordo il tutto come un vortice, una sorta di intossicazione benefica; gli stessi sintomi di un innamoramento, uno dei tanti, allora.

Lo riprendo in questi giorni, per la terza volta nella mia vita, dalle mani di mio figlio, che ha lasciato la prima e unica “orecchia” a pagina 3. (Con il mio permesso. Adoro le “orecchie”.) Continua a leggere