Nessuno è assolto dall’umano

(…) il mio dormiveglia si organizza in visioni critiche e autocritiche, autentiche meditazioni sul collasso in atto, sulle ragioni di questo panico ordinato che mi conduce di continuo a fare pensieri di confini, a una nostalgia delle compartimentazioni, al rimpianto generico, una miriade di linee che mi intersecano dietro la fronte cercando di costringere il mondo a un senso. Ma sono linee fragili, incapaci di durare; piano piano si increspano, si attenuano, si rompono in frammenti fino a disgregarsi lasciandomi disabitato e terso.

Un dormiveglia della durata di tre giorni, in effetti, è quello raccontato, devitalizzato e scorretto, nell’ultimo romanzo di Giorgio Vasta, dal titolo alquanto esemplare: Spaesamento. Continua a leggere