La vita di Adele

La_vita_di_adele_poster_italianoLa vita di Adele è un film di prime volte, un film che potrei definire “di pancia” e “di faccia”.

È nient’altro che la rappresentazione minuziosa e iper reale, a tratti estenuante – se consideriamo la durata di ben tre ore, 179 minuti esatti – degli istinti umani primordiali: il cibo, il sesso, la paura.

L’adolescenza della protagonista, le esperienze sentimentali poco soddisfacenti con i primi ragazzi, le confidenze impacciate tra amici, fino all’incontro illuminante con Emma, poco più matura di lei, affascinante, sensualissima, che la guiderà alla scoperta dell’eros femminile.

A ben vedere, quasi le uniche scene che il regista tunisino Abdellatif Kechiche sceglie di non girare in strettissimo primo piano (anche per questo, all’inizio, parlavo di faccia: sembrano esserci solo volti, sulla scena, pochi gli ambienti) sono gli incontri amorosi tra Emma e Adele, che vivono la loro sessualità in un modo assolutamente coinvolgente, mai lezioso, seppure vagamente estatico. Scene di sesso così lunghe e dettagliate, fra due donne per giunta, penso si siano viste raramente, in una sala cinematografica (escluso il genere hard). Questo è uno dei grandi meriti del film, a mio avviso: riportare l’attenzione sul piano più terreno, vivo e carnale del rapporto di coppia.

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La citazione, vi prego, sull’amore (erotico)

Immagineil museo dell'innocenzaOggi è la festa degli innamorati, ma non mi dilungherò affatto sul tema, possiamo stare tranquilli! Sappiamo già, in buona sostanza, tutto quello che c’è da sapere e, per la verità, siamo fin troppo bombardati, quotidianamente, proprio dalle cose che sarebbe anche meglio, piuttosto, non sapere (più) sull’argomento erotico.

Quello a cui forse non pensiamo assai spesso, invece, è che esistono pure molti modi differenti per raccontare l’eros, a dispetto dei media canonizzanti, del bolso filone che chiameremo per comodità porno-soft e/o più specificatamente afferente alla narrativa rosa (quello che imperversa tra gli scaffali delle maggiori librerie, per intenderci, oltre che fra gli elenchi di vendita delle classifiche internazionali) e dei tardi feuilleton per avventori annoiati che campeggiano ancora spesso nelle edicole nostrane.

Perché non indugiare allora un po’ su questi modi altri, probabilmente più genuini e decisamente più letterari (in senso stretto, almeno) di raccontare l’incontro amoroso? Continua a leggere