“In ambienti insalubri”. Cartongesso, Maino

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“Questo è il paese delle cose che stanno morendo. No. Questo è il paese dei corpi. Un paese pieno di corpi. Corpi che si svegliano morti, escono morti di casa, tornano morti; corpi che parcheggiano, scendono, sputano, corpi che si salutano, sbadigliano, bestemmiano sempre, fatturano. Corpi camminanti che hanno rapporti automatici con altri corpi camminanti.”

Questo è il libro d’esordio di Francesco Maino, trevigiano classe 1972, vincitore del Premio Calvino 2013. Cartongesso, edito quest’anno da Einaudi, è un piccolo capolavoro d’invettiva, letteraria e non solo; è un cristallo purissimo di riflessioni fluide e malessere fisico incancrenito, incrostato, solidificato sulla pagina grazie a un lessico pungente e infaticabile, stratificato come dentro le quattro mura della squallida casa in cui vive il protagonista, l’avvocato prossimo al fallimento Michele Tessari, e dentro le quattro mura del tribunale in cui la sua miseranda carriera tende a stento a dipanarsi, giorno dopo giorno, orrore dopo orrore, accatastando noia nuova sulla stessa identica noia del giorno precedente, insieme allo schifo e al ribrezzo crescente per un impassibile futuro a venire. Continua a leggere

Rosella Postorino: Il corpo docile

rosQuando arrivavano le lettere ci mettevamo tutte in cucina e ognuna le leggeva ad alta voce. Non capitava mai con le lettere dei parenti, solo con quelle degli sconosciuti. Le spedivano signori anziani, maschi e femmine che scrivono ai carcerati, anziché alle poste del cuore, per avere un po’ di compagnia. Oppure erano lettere di altri carcerati che chissà come avevano avuto il nome e l’indirizzo di una di noi. 

Milena è nata in un carcere, nel carcere di Rebibbia. In quel carcere ha trascorso i primi tre anni della sua vita, e poi, anche quando è uscita, a quel carcere è rimasta attaccata, corpo e anima, testa e viscere, per tutto il resto della vita. Non è soltanto per sua madre, detenuta. Non è soltanto per gli altri bambini, tanti piccoli alter ego, che come lei continuano a nascere e crescere lì dentro, nel carcere di Rebibbia, e che quel carcere continueranno a portarlo dentro, anche loro, probabilmente per sempre. Continua a leggere

La citazione, vi prego, sull’amore (erotico)

Immagineil museo dell'innocenzaOggi è la festa degli innamorati, ma non mi dilungherò affatto sul tema, possiamo stare tranquilli! Sappiamo già, in buona sostanza, tutto quello che c’è da sapere e, per la verità, siamo fin troppo bombardati, quotidianamente, proprio dalle cose che sarebbe anche meglio, piuttosto, non sapere (più) sull’argomento erotico.

Quello a cui forse non pensiamo assai spesso, invece, è che esistono pure molti modi differenti per raccontare l’eros, a dispetto dei media canonizzanti, del bolso filone che chiameremo per comodità porno-soft e/o più specificatamente afferente alla narrativa rosa (quello che imperversa tra gli scaffali delle maggiori librerie, per intenderci, oltre che fra gli elenchi di vendita delle classifiche internazionali) e dei tardi feuilleton per avventori annoiati che campeggiano ancora spesso nelle edicole nostrane.

Perché non indugiare allora un po’ su questi modi altri, probabilmente più genuini e decisamente più letterari (in senso stretto, almeno) di raccontare l’incontro amoroso? Continua a leggere

Consigli pratici di sopravvivenza alla continuazione del mondo. (2) Philip Roth

l_'animaleVa bene, anche questo 25 dicembre l’abbiamo lasciato alle spalle, ma siamo ancora nel bel mezzo delle festività natalizie, pur sempre presi a organizzare pranzi e cene con le dovute tovaglie rosse, il fiore all’occhiello e la palpebra all’ingiù.

Altri aiuti, ci servono. Ancòra letteratura, invochiamo, àncora di salvezza.

Il secondo consiglio di sopravvivenza alla continuazione del mondo è un libro che tratta, sostanzialmente, di tutto: d’amore, di morte, di sesso, di solitudine, di malattia e di paura. Soprattutto di paura, direi. Continua a leggere

Ed è subito critica

«Dal commento di una lettrice su Amazon».

Tanto è bastato per sollevare l’ultima, orgogliosa reprimenda del vittimismo cultural-mediatico, certo, rimasta poi sopita nel circoletto intransigente degli addetti ai lavori della nostra bella letteratura contemporanea.

Sette parole virgolettate, ed è subito critica.

Sette parole, invero, stampate a scopo promozionale sulla quarta di copertina di Rosa candida (Einaudi), il terzo romanzo della scrittrice islandese Audur Ava Olafsdottir.

Filippo La Porta, sulle pagine del «Corriere della Sera» di qualche giorno fa, non ha mancato di sottolineare l’accaduto con una noticina a suo modo non priva di enfasi.

È la fine della critica, o almeno di qualsiasi pretesa di autorevolezza e prestigio della critica tradizionale. Quello che certifica socialmente la qualità di un romanzo non è il parere di un critico letterario, di un «esperto» – figura ormai obsoleta, verso la quale anzi si tende a nutrire una certa diffidenza (anche i critici infatti sono una casta incline a autoriprodursi, con i propri privilegi e poteri, usano un gergo corporativo) -, ma il commento estemporaneo in Rete dell’uomo qualunque, commento che soprattutto ha l’aria di essere molto viscerale e che viene formulato in modo enfatico, irresistibilmente ingenuo («un libro più grande della vita…»). Continua a leggere

L’Altra matematica di David Foster Wallace

Questa è l’acqua è l’ultima raccolta narrativa di David Foster Wallace, edita da Einaudi nel 2008, con una nota introduttiva di Don DeLillo.

Il libro consta di sei racconti, alcuni brevissimi, altri più articolati, che indagano sulle varie determinazioni del sentimento umano, sui misteriosi ingranaggi del pensiero collettivo e sui dogmi stranianti della conoscenza filosofica. Continua a leggere