La militanza non è una strategia per trovare marito

Il rientro dalle vacanze, si sa, è traumatico quasi sempre per quasi tutti. Lo è poi ancor di più per chi non sa ancora bene esattamente in quale tipo di quotidianità ricominciare ad arrabattarsi.

Questo, sia chiaro fin da subito, non vuole essere un semplice sfogo privato, sebbene l’autobiografia del momento risulterà certamente esemplificativa della questione paradigmatica che vado esponendo in queste poche righe.

Parliamo di militanza. Parliamo dell’ingestibile mole di scrittori e/o aspiranti tali che intasa quotidianamente la posta (elettronica e non) di blogger alle prime armi, di recensionisti alacri dell’ultimo minuto, di critici letterari il cui statuto ontologico è legittimato solo da un certo blando titolo accademico che parrebbe testimoniarlo, e via discorrendo.

Tutti scrittori e/o aspiranti tali pronti a giurare sul pregio della loro silloge, del loro romanzo d’esordio, o peggio, della loro diciassettesima plaquette pubblicata con l’ultima delle più ignote case editrici a pagamento della provincia italica.

Cosa vogliono, questi artistoidi non prezzolati? Cosa cercano, cosa si aspettano dallo sconosciuto signor x al quale si rivolgono con tanto zelo, cotidie? Basta loro un benché minimo spicchio di visibilità, un link preimpostato sul social network della dimenticanza fast and furious, un surrogato di placido riconoscimento para letterario, a garantire l’illusione di diffondere il verbo culturale oltre i limiti del cortiletto familiare? Fin qui, non ci sarebbe neanche troppo da stupirsi.

Ma cosa sono disposti a dare, in cambio del sogno di gloria, questi splendidi martiri del sottobosco poetico e narrativo contemporaneo? Noia. Continua a leggere

Trattamento Fine Accademia

Ci risiamo:  si rialzano le temperature, si rialza lo spread, si rialza il polverone sul dorato mondo accademico e, più in generale, sul debordante precariato italiano.

Luglio è stato un mese ancora una volta intenso, in quanto a dibattiti e polemiche in materia di riforme fiscali. Oggi, su tutti i maggiori quotidiani nazionali, leggiamo notizie assai sconfortanti sul rincaro esponenziale (si tratterebbe quasi del doppio, rispetto agli anni precedenti!) delle tasse universitarie che dovranno pagare i poveri studenti fuori corso.

O meglio, nella maggior parte dei casi, che le (ormai) povere famiglie degli studenti fuori corso si troveranno a dover pagare dal prossimo anno accademico, nella speranza di contribuire a garantire un futuro dignitoso, almeno sotto il piano culturale e professionale, ai propri figli.

Figli che poi, una volta laureati, con in tasca il benemerito riconoscimento al valore della loro (anche brillante, perché no?) carriera accademica, potranno magari scegliere di riversarsi in massa a rimpinguare le già più che stipate liste ministeriali dei concorsi pubblici italiani.

E allora sì che inizierà il divertimento! Continua a leggere