Impressioni di impressioni

(A proposito delle Impressions de Sicile di Massimiliano Manganelli

Ad una prima lettura pensavo che l’autore avesse privilegiato il momento soggettivo delle parole.
Poi ho riletto e ho scoperto che tutto è quasi asettico, impersonale, privo di soggettivismo.
Quindi, mi dico, mi trovo di fronte a un testo privo di lirismo.
Poi mi fermo e mi faccio un’obiezione ben nota, cioè che soggettivismo non è lirismo; alla quale obiezione aggiungo che dovremmo rimodulare il termine “lirismo”. Continua a leggere

Alfabeto critico non circostanziato

Francesca Fiorletta e Massimiliano Manganelli

a) È un libro che si leggerebbe in un’ora ma io scelgo di leggerlo in tre ore.

b) È un libro che si leggerebbe in tre ore ma io scelgo di leggerlo in un’ora.

c) È un libro che il prezzo di copertina lo vale tutto.

d) È un libro che se me lo manda l’editore, bene.

e) È un libro che «chissà che faccia avrà l’autore…» Continua a leggere

Ed è subito critica

«Dal commento di una lettrice su Amazon».

Tanto è bastato per sollevare l’ultima, orgogliosa reprimenda del vittimismo cultural-mediatico, certo, rimasta poi sopita nel circoletto intransigente degli addetti ai lavori della nostra bella letteratura contemporanea.

Sette parole virgolettate, ed è subito critica.

Sette parole, invero, stampate a scopo promozionale sulla quarta di copertina di Rosa candida (Einaudi), il terzo romanzo della scrittrice islandese Audur Ava Olafsdottir.

Filippo La Porta, sulle pagine del «Corriere della Sera» di qualche giorno fa, non ha mancato di sottolineare l’accaduto con una noticina a suo modo non priva di enfasi.

È la fine della critica, o almeno di qualsiasi pretesa di autorevolezza e prestigio della critica tradizionale. Quello che certifica socialmente la qualità di un romanzo non è il parere di un critico letterario, di un «esperto» – figura ormai obsoleta, verso la quale anzi si tende a nutrire una certa diffidenza (anche i critici infatti sono una casta incline a autoriprodursi, con i propri privilegi e poteri, usano un gergo corporativo) -, ma il commento estemporaneo in Rete dell’uomo qualunque, commento che soprattutto ha l’aria di essere molto viscerale e che viene formulato in modo enfatico, irresistibilmente ingenuo («un libro più grande della vita…»). Continua a leggere

La lettura privata

Giulio Marzaioli

Se tanto si può riflettere in merito alla questione della “lettura in pubblico” (vedi il precedente intervento), non meno si può considerare quante implicazioni celi l’effettivo – o non effettivo – esercizio della lettura privata di autori contemporanei, sia da parte del lettore/critico, che da parte degli autori stessi. Continua a leggere

Nessuno è assolto dall’umano

(…) il mio dormiveglia si organizza in visioni critiche e autocritiche, autentiche meditazioni sul collasso in atto, sulle ragioni di questo panico ordinato che mi conduce di continuo a fare pensieri di confini, a una nostalgia delle compartimentazioni, al rimpianto generico, una miriade di linee che mi intersecano dietro la fronte cercando di costringere il mondo a un senso. Ma sono linee fragili, incapaci di durare; piano piano si increspano, si attenuano, si rompono in frammenti fino a disgregarsi lasciandomi disabitato e terso.

Un dormiveglia della durata di tre giorni, in effetti, è quello raccontato, devitalizzato e scorretto, nell’ultimo romanzo di Giorgio Vasta, dal titolo alquanto esemplare: Spaesamento. Continua a leggere

Antielogio della semplicità

Ti dirò chiaro ciò che vuoi sapere, / non per enigmi: con parole semplici, / come è giusto parlare a chi ci è caro.

Προμηθεύς δεσμώτης

Manifesto della contrarietà

Manifesto della contraddizione

Manifesto della conflittualità

Insomma basta con le parole semplici. Ovviamente siamo agli opposti. Che si destini alla conclusione questa filosofia della semplificazione. No a che tutto venga semplificato, che tutto debba essere ridotto ai minimi termini, a un ipotetico grado zero della scrittura. Continua a leggere