Nella palude rappresentativa

Esistono due specie di poeti. Ci sono quelli che vengono eletti dagli altri; a giusta ragione vengono chiamati «uomini rappresentativi»; sono portati al genio da un insieme di circostanze pressoché estranee al loro io. Spesso sono i più grandi, mai i più puri né i più sensibili. Gli altri sono poeti per sé stessi. Innanzi tutto vivono. Cantano come le pietre preziose nascoste nel seno della terra. Per scoprirli bisogna cercare. La loro opera ha una sorta di aureola. Non si dà mai tutta intera per potersi dare inesauribilmente.

Così, Adrienne Monnier, in Rue de l’Odéon, la libreria che ha fatto il Novecento (:duepunti edizioni, Palermo 2010) introduce un poeta finissimo come Rainer Maria Rilke. Continua a leggere

(Auto)critica

Non so se sia mai esistita un’età dell’oro della critica militante (o di qualsiasi altra cosa), sta di fatto che questi sono davvero tempi difficili per chi intenda davvero farla, la critica. Cioè per chi voglia discriminare, perché è poi questo che la critica deve saper fare: dire, magari azzardando, questo è buono e questo no. E invece i tempi, l’invasività del mercato, l’ossessione editoriale del fatturato, impongono altro. Continua a leggere