Choosy don’t cry

Se n’è parlato davvero tanto, forse anche troppo, nelle ultime settimane.

È apparso su tutti i giornali, le radio, le televisioni, saltava fuori ovunque navigando sul web, bevendo un amaro al bar sotto casa, riecheggiava dal verduraio, alla fermata dell’autobus, in fila alla posta: «oh, ma hai sentito: choosy?».

Choosy è la parola brutta dell’autunno, il tormentone mediatico, come si dice: tocca farsene una ragione.

Inutile provare a non occuparsene, evitare di accanirsi contro una così vieta castroneria tutta fulgidamente italiota, fingere che non sia mai stato pronunciato nessun aggettivo simile da nessun politico in carica durante nessuna conferenza stampa ufficiale.

Inutile persino rigettare l’anglofonia disperante di ritorno dall’emisfero cerebrale deputato alle nostre più intime conversazioni interpersonali.

In una parola: inutile stare qui a fare i choosy, gli schizzinosi, appunto, ancora e ancora. Continua a leggere