Su “Holocaust” di Charles Reznikoff: intervista ad Andrea Raos

Da poche settimane è stato pubblicato, per i tipi di Benway Series, Olocausto / Holocaust di Charles Reznikoff. Ne parliamo con il traduttore, Andrea Raos.

In che modo nasce il testo di Reznikoff? Come è fatto?

Holocaust fu pubblicato nel 1976, pochi mesi prima della morte dell’autore. L’epigrafe del libro recita: «Tutto ciò che segue è basato su una pubblicazione del governo degli Stati Uniti, Trials of the Criminals Before the Nuremberg Military Tribunal, e sugli atti del processo Eichmann a Gerusalemme». Nell’edizione inglese sono un po’ più di 100 pagine ed è diviso in 12 sezioni di lunghezza variabile, che raccontano le persecuzioni e deportazioni subite dagli ebrei da vari punti di vista, focalizzandosi su diversi aspetti e esperienze. Alcune storie sono alla prima persona, altre alla terza. In una sezione, Ricerca, i nazisti prendono direttamente la parola e dicono «noi». Continua a leggere

EX.IT – Ancora sulla seconda giornata

Dopo la rassegna delle fobie e delle ossessioni condotta da Marco Giovenale, con una continua interrogazione sul linguaggio e sulle sue forme di semplificazione, esasperate fino a sfiorare (e quindi finalmente rivelare) la più ostinata menzogna della comunicazione, Alessandro Broggi c’introduce in un altro universo fasullo eppure, al contempo, esasperatamente reale: quello del disagio sociale, del plagio martellante che deriva e determina il vituperato senso comune.

Si tratta di una quotidianità mediatica e messianica, in cui «l’assedio delle informazioni» è preso a modello quale «unico referente emozionale» e la pretesa omologazione interpersonale svela, a ben guardare, tutto il suo potere alienante e costrittivo, ancora una volta claustrofobico e ossessionante. Siamo davanti, tanto per dare un’immagine, a supermercati che restituiscono la più empatica idea di famiglia, con un evidente surrogato tragicomico, misto di giocattoli alienanti e di fiabe appositamente preconfezionate.

Fiabe non certo ingenue sono pure le avventure del Leprotto di Andrea Raos, che apre tutta una serie di collegamenti Skype americani, in cui compaiono Jennifer Scappettone e Charles Bernstein, il quale si prodiga in un’esilarante e corrosiva abiura, parodicamente in favore dei «poeti accessibili».