La poesia ininterrotta di Vincenzo Ostuni

Quando in un testo compare la Natura (con tanto di iniziale maiuscola) «stronza pazza […] e non madre e neppure matrigna (sarebbe quasi lo stesso)», com’è ovvio viene subito in mente Leopardi. Certo, si potrebbe pensare a una parodia, se non fosse che questo verso è scritto da un poeta decisamente lontano da intenti parodistici com’è Vincenzo Ostuni. In questo Faldone Zerotrentanove, terza tappa su carta di quel progetto sostanzialmente infinito che si chiama, appunto, Faldone (il sottotitolo del volume – edito da Nino Aragno nella bella collana «i domani» – è Estratti 2007-2010, I) sembra definirsi ulteriormente il vero carattere dello scrivere di Ostuni, un carattere che lo colloca in una linea di poesia cogitante, o addirittura gnomica, senz’altro dotata di una nobile tradizione nella nostra letteratura, ma comunque minoritaria. Continua a leggere

Gruppo 63 e dintorni

[Resistere agli anniversari talvolta è difficile. Il caso del Gruppo 63, che in questo ottobre compie cinquant’anni, è uno di quelli a cui non possiamo sfuggire. Lo facciamo pubblicando un estratto dalla sezione Col senno di poi, curata da Andrea Cortellessa, contenuta nella riedizione, presso L’Orma e sempre a cura di Nanni Balestrini, degli atti del convegno di Palermo del 1965 dedicato al Romanzo sperimentale.]

Ancora oggi la neoavanguardia suscita polemiche, venate talvolta persino di un manifesto risentimento. Certi toni sorprendentemente accesi stanno a significare in fondo che essa rappresenta una stagione non del tutto storicizzata, forse addirittura rimossa, eppure viva. Una delle idées reçues maggiormente in voga vede nel Gruppo 63 un’esperienza sterile, sovrabbondante di teoria ma poco feconda sul piano dei testi. Certo, se ci si limita a leggere gli atti del convegno di Palermo – ma quanti si sono davvero affannati a farlo? –, quest’idea parrebbe confermata, per varie ragioni, la prima delle quali sta nel fatto che i narratori ebbero in quell’assise una parte davvero minima, mentre a farla da padroni furono soprattutto poeti e critici. Nondimeno era il segno, questo, di un’attenzione particolare riservata al romanzo da parte di tutti i componenti del Gruppo 63, al romanzo nella sua veste di elemento centrale della letteratura novecentesca e insieme del mercato editoriale (non sarà inutile ricordare che l’Italia aveva mancato quasi del tutto l’appuntamento col romanzo modernista). A Palermo non si intendeva distruggere il genere, bensì rifondarlo, e parlare del romanzo implicava giocoforza trattare innumerevoli questioni; scaturisce da qui una certa dispersività della discussione. Continua a leggere

Narratori degli Anni Zero. Un dialogo

Francesca Fiorletta:  Andrea Cortellessa, nell’introduzione all’antologia Narratori degli Anni Zero (Edizioni Ponte Sisto), affronta il delicato problema dell’editoria in prosa e dell'”orizzonte d’attesa” del pubblico dei lettori, sostenendo che oggi si assiste a una «mercatocrazia» assai diffusa e generalizzata, che, a ben vedere, risulta invalidante per tutte le forme narrative ibride e di sperimentazione linguistica, pure oggi ancora molto interessanti. Il tutto, mestamente, in favore del beneamato romanzo nelle sue forme più classiche.

Massimiliano Manganelli: Sì, direi che il problema è proprio il romanzo, cioè il suo statuto. Per romanzo oggi si intende quasi esclusivamente una narrazione lineare, ben definita, possibilmente classificabile entro un determinato genere. Un’idea povera, insomma. Continua a leggere

Romanzi?

In una conversazione radiofonica nella quale si parlava dell’antologia Narratori degli Anni Zero da lui curata (sulla quale converrà tornare), ieri Andrea Cortellessa ha parlato nei termini seguenti del romanzo mainstream che si vende di questi tempi: «una narrativa anni Cinquanta, ignara del modernismo, che vince i premi letterari e scala le classifiche, molto tradizionale». Continua a leggere