EX.IT – Antologia fuori contesto

Francesca Fiorletta e Massimiliano Manganelli

Ieri è stata presentata per la prima volta a Roma l’antologia di EX.IT – Materiali fuori contesto, a cura di Marco Giovenale, Mariangela Guatteri, Giulio Marzaioli e Michele Zaffarano.

Questo, dunque, il primo frutto dell’incontro di Albinea (RE) dello scorso aprile, che ha visto coinvolti poeti e critici, i primi direttamente parlanti e agenti sulla scena, i secondi ufficialmente silenti, finalmente e per una volta impiegati nel puro ascolto e nella piena fruizione dei lavori esposti dagli autori chiamati a partecipare al e soprattutto del progetto EX.IT. Continua a leggere

EX.IT – Voci dal contesto

2013-04-14 12.49.07

Ancora pareri e impressioni, questa volta dai diretti organizzatori della manifestazione.

A Giulio Marzaioli e Marco Giovenale abbiamo chiesto perché fuori contesto. Ecco le loro risposte.

Marzaioli:

Giovenale:

Al termine delle tre giornate, poi, abbiamo domandato a Mariangela Guatteri e a Michele Zaffarano di darci un bilancio complessivo.

Guatteri:

Zaffarano:

EX.IT – Interviste dal contesto

24291168_ex-it-materiali-fuori-contesto-biblioteca-comunale-pablo-neruda-albinea-reggio-emilia-0Durante il convegno di Albinea, abbiamo chiesto  dei commenti anche ai critici e agli autori presenti.

Iniziamo col riportare l’impressione di Paolo Zublena:

«Molte delle cose che si sono sentite pongono un problema estetico di fondo, che è quello dell’opportunità di differenziare l’oggetto estetico dall’oggetto non estetico. È un tema caro a uno degli organizzatori di questo incontro: credo che la posizione di Marco Giovenale sia sulla linea di Emilio Garroni, cioè in quella lettura della terza critica di Kant che non vede distinzione possibile tra oggetto estetico e oggetto non estetico. Continua a leggere

EX.IT – Terza giornata

Nella sessione conclusiva, Andrea Inglese ha evidenziato la dialettica tra vuoto e pieno, corpo e mente, assenza e presenza, con incessanti richiami testuali al bisogno di prossimità e contatto. La medesima esigenza si rintraccia nell’interazione tra il testo scritto da Michele Zaffarano e il video realizzato da Barbara Ferretti, in cui le ramificazioni di un bosco innevato si configurano come forte allegoria comunicativa.

Quella del bosco è un’immagine che accomuna molti dei materiali visti e ascoltati in questi giorni e, nella scrittura di Elisa Davoglio, arriva addirittura ad attestarsi quale perfetto luogo di fuga, in cui smarrirsi, nascondersi e riappropriarsi di un senso.

Altro dato che lega Elisa Davoglio ad autori diversissimi come Éric Suchère e Fabio Teti è il puro e semplice atto del mostrare, oggetto del quale possono essere i materiali più disparati: il funzionamento della memoria, il procedimento di costruzione del testo, una scena d’impatto cinematografico e così via.

Presto le conclusioni.

EX.IT – Ancora sulla seconda giornata

Dopo la rassegna delle fobie e delle ossessioni condotta da Marco Giovenale, con una continua interrogazione sul linguaggio e sulle sue forme di semplificazione, esasperate fino a sfiorare (e quindi finalmente rivelare) la più ostinata menzogna della comunicazione, Alessandro Broggi c’introduce in un altro universo fasullo eppure, al contempo, esasperatamente reale: quello del disagio sociale, del plagio martellante che deriva e determina il vituperato senso comune.

Si tratta di una quotidianità mediatica e messianica, in cui «l’assedio delle informazioni» è preso a modello quale «unico referente emozionale» e la pretesa omologazione interpersonale svela, a ben guardare, tutto il suo potere alienante e costrittivo, ancora una volta claustrofobico e ossessionante. Siamo davanti, tanto per dare un’immagine, a supermercati che restituiscono la più empatica idea di famiglia, con un evidente surrogato tragicomico, misto di giocattoli alienanti e di fiabe appositamente preconfezionate.

Fiabe non certo ingenue sono pure le avventure del Leprotto di Andrea Raos, che apre tutta una serie di collegamenti Skype americani, in cui compaiono Jennifer Scappettone e Charles Bernstein, il quale si prodiga in un’esilarante e corrosiva abiura, parodicamente in favore dei «poeti accessibili».

EX.IT – Seconda giornata

Nei testi di Fiammetta Cirilli e di Mariangela Guatteri, pur diversissimi tra loro, torna l’ossessione degli spazi chiusi, ordinati, incatenati. Lo spazio domestico e quello manicomiale diventano universi concentrazionari, con il risultato di mostrare la dicotomia tra schiavitù e libertà.

Questa stessa dicotomia si ripropone nel ragionamento sulla scrittura, tanto in Giulio Marzaioli, con la sua procedura di rovesciamento prospettico, tanto in Jean-Marie Gleize, che, partendo dalla vertigine del buio, arriva a ipotizzare una pagina nera: «Perhé il nero sta già lì. Uno scrivere che viene strappato a quel fondo».

Un’altra linea vede la continua interrogazione dell’opera stessa: è il caso di Rachel BlauDuPlessis col suo «elenco di oggetti inesplorabili», di Roberto Cavallera («avte visto in sogno una tal cifra com’era disegnata?») e soprattutto dell’esilarante muro di domande di Ron Silliman.

Continua…

EX.IT – Prima giornata

Oggi è iniziato EX.IT – Materiali fuori contesto, a cura di Marco Giovenale, Mariangela Guatteri, Giulio Marzaioli e Michele Zaffarano. Già molti gli interventi, tra cui quello di Gherardo Bortolotti, Simona Menicocci e Luigi Severi.

Ora, dar conto di tutto è impossibile, lo faremo prossimamente. Per il momento ci sono rimasti ugualmente nella memoria due autori diversissimi tra loro. Florinda Fusco, con i suoi versi claustrofobici e altalenanti, ci ha fatti entrare in un luogo domestico di posate volanti in cui l’assenza è servita su un piatto come un’ostia. Bob Perelman, che abbiamo visto in un video, scrive invece:

«Rivelando i segreti della società, [i poeti] sono dei propagatori di pettegolezzi poco più che necessari».

E domani si continua, con il racconto in diretta.