Impressions de Sicile. Il sogno

IMG_0087La strada in salita termina davanti al primo ordine di scale, dal quale si accede a una terrazza balaustrata, una piccola piazza, che si affaccia sul pendio. Tutt’intorno ci sono le palme. La strada riprende dall’altra parte, dopo un’altra scalinata. Bisogna per forza passare di qui, cioè salire, attraversare la terrazza e scendere dall’altra parte, non ci sono vie alternative.  Continua a leggere

Impressions de Sicile. Il cretto

DSC04587Il sole tagliente, la terra spaccata. Non c’è andare o venire o salire o scendere, qui si può soltanto percorrere. Oppure sostare. E non si parla, per non farsi prendere dalla metafora; ci si limita a stare dentro i solchi, a percorrerli, guardarli, toccarli. È l’unica cosa che si possa fare.   Continua a leggere

Impressions de Sicile. Sale

SalineOgni specchio d’acqua è un quadrilatero abbastanza regolare. A ogni specchio corrisponde un certo numero di nuvole, oppure un tratto di azzurro (la giornata è abbastanza assolata, ma passano nuvole veloci). A dividerli stanno dei piccoli terrapieni, alcuni molto stretti, tanto che si deve procedere uno alla volta, altri più larghi, ci si può inoltrare con l’auto. Non si capisce quanti siano questi spazi pieni di acqua, si vede solo che sono numerosi, e che la distesa potrebbe continuare per chilometri, sempre con quelle isole là di fronte. A vederli dall’alto, forse, potrebbero far pensare a dei campi coltivati o a risaie. Continua a leggere

Impressions de Sicile. L’organo

È la gloria di Trapani e di tutta la Sicilia, proclama con enfasi, dopo che gli ho detto che siamo lì per vederlo.

Dopo che abbiamo atteso per ore la riapertura della chiesa (evidentemente san Pietro, il titolare, fa una pausa pranzo prolungata), dopo che ho telefonato al parroco per chiedergli se la chiesa riapre (sì, certo, sta aprendo adesso, ha risposto al primo squillo, neanche vivesse accanto al telefono), Continua a leggere

Impressions de Sicile. La città spostata

In alcune mappe che si danno ai turisti (ma forse non soltanto in quelle), la città di Palermo è rappresentata in una posizione (geografica) sbagliata. Il colore azzurro che in cartografia indica il mare compare in basso, cioè a sud della città e non a est, dove si trova nella realtà. È una rotazione inspiegabile: come se la città si fosse spostata, o magari sentisse la necessità di rappresentarsi in quel modo.  Continua a leggere

Appunti da un diario dell’impotenza. In fieri

5205528-sfondo-computer-con-i-dati-binari-1-e-0Giorno x

La linea telefonica non prende, la connessione internet non si aggiorna, non c’è campo, non c’è servizio html, impossibile accedere al supporto, dice il messaggio, il led è rosso, la connessione al magnete fast è inesistente, divieto di connettersi al server proxy, recuperare le password, ostacola la chiave di accesso, provare di nuovo indi qualche minuto, inviare una mail dal cellulare, la linea telefonica esaurita, il motore blocca la ricerca, la linea subatomica è inesistente, l’utente da lei contattato, il led è bianco, il segnale non parte, è scaduto il tempo, togliamo il campo, urgente rispondere alle mail, sbatti forte la batteria, scollegare cuffie, inserire cavo USB, non voglio più sentir parlare di te, il tutor aziendale ci riprova domani, manuale per connettersi a internet, gli occhi blu che invogliano, bisogna maledire, pensare a lavorare, imposta come schermata principale, non ricevere più questo messaggio, previe impostazioni,  la connessione internet è inesistente, due piccioni dentro la casa, ridiamo, spegni e riaccendi, in principio era una compagnia telefonica, spesso quando salta la corrente, la linea dura delle ferrovie, ho perso solo tempo, un call center precario, tutto il margine in Verdana 12, rientra di zoom, e venne quel giorno, in camera video, i vestiti verdi, posa la bottiglia, buttiamo via il letto: “internet non funziona”.

Proviamo ancora un’altra guida elettrificata, il telefono cellulare è senza rete, dimentica le password di accesso, specialmente in corridoio, istruzioni per quando piove, non si recuperano gli anni, il server proxy non è abilitato a ricevere questa chiamata, “allora, invecchiamo insieme?”, il telefono fisso non decide di squillare, è un cordless, manca il polso della situazione, la rete wireless non è supportata, le distanze tutte nuove, mancano di perimetro, volano ancora gli uccelli, leccano i piedi, non inviare la mail.

Non pensare al lavoro, non c’è più il campo di te.

Appunti da un diario dell’impotenza. In fieri.

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Giorno x
Arrivo subito, la aspetto da due ore. Puoi pensarci tu? Fra tre minuti suona il citofono, magari mi aiuti, sei più esperta di me. Chi è, una voce che non riconosco, preparo una tisana calda, spengo la centrifuga. A meno che non piova, mi dice lui, per andare al reading. A meno di altri impegni, prima di giovedì. A meno che non mi chiami tu. Continua a leggere

da “More Uxorio”

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[Ci sono testi che sembrano fatti appositamente per creare disordine, per far saltare le categorie, per violare i confini tra un genere e l’altro. Cos’è infatti More uxorio? È difficile definirlo, perché, pur intraprendendo chiaramente la via della prosa, non rinuncia a nessuno degli utensili della poesia o della narrazione romanzesca. E la sua forza sta proprio in questo.
Due capitoli del testo, un lavoro ancora in corso, sono apparsi il 20 settembre su Nazione Indiana.

Massimiliano Manganelli]

Capitolo 3

I motivi, Nadja.

Diamoci delle motivazioni, allora, cerchiamo di spiegare tutto quello che rimane di più insindacabile, le ragioni metafonetiche, le anastrofi d’epoca, da drive in.

Anche le coppie molto giovani, quelle che dicono:

– Mai e poi mai andare a convivere. Continua a leggere

Una scia

imagesDefaticamento.
Le chiavi nella toppa, uno due tre scatti.
Defaticamento.
Bere, mangiare una mela, togliersi le scarpe.
Il defaticamento.
Musica, controllare le mail, programmare le telefonate.
Defaticamento.
Il computer in carica, il letto disfatto, iniziare a scrivere.
Defaticamento.
Scrivere subito, qualcosa.
Defaticamento.
Documento di word, documento di open office, docufiction.
Scrivere qualcosa, defaticarsi.
Musica finita, il silenzio, i piedi caldi, la testa leggera.
Defaticamento.
Scegliere la musica, organizzare la serata, aprire la chat.
Affaticamento.
Guardare fotografie, comperare vestiti con la mente, indossare il costume.
Affaticamento.
Il terrazzo non è in ordine, il tramonto è lontano, fare la lavatrice con l’ammorbidente.
Affaticamento.
Dimenticare il detersivo.
Dimenticare i piatti sporchi, i bicchieri sporchi, le unghie sporche.
Affaticamento.
Rispondere alle mail, mancano i cereali per la colazione, scrivere un postit.
Affaticamento.
Rimettersi le scarpe, l’odore del linoleum bagnato, i passi del corridoio.
Affaticamento.
Il verso degli uccelli.
Defaticamento.
Preparazione della doccia.
Preparazione della crema dopo la doccia.
Preparazione della cena dopo la crema dopo la doccia.
Defaticamento.
Preparazione del tramonto.
Una scia d’aereo nella gola.
Dormire.

punto di fuga

11688721-condutture-industriali-e-condotti-in-una-moderna-industriaCe l’ho impresso fin dentro la pelle quell’odore di melma secca, il puzzo organico di fuliggine rappresa e catrame e croste sgranate alle finestre di plastica, le condutture dell’antiacido a vapore.
Seleziono il caffè macchiato caldo dai distributori finto liberty, ottanta centesimi, ma prego faccia pure con comodo, c’era prima lei, io sto di vedetta se passa qualcuno, intanto cerco l’uscita, invento un altro modo per far passare il tempo.
Mando un messaggio col cellulare, ehi come va, sai che qui dentro hanno i televisori al plasma? L’istinto di fuga prende il sopravvento, finalmente. Continua a leggere