Eccesso di zelo?

Magari non tutti sanno che cos’è il RAV, cioè il Rapporto di autovalutazione delle scuole. Ebbene, si tratta di un documento che, secondo quanto scrive il Ministero dell’Istruzione, «fornisce una rappresentazione della scuola attraverso un’analisi del suo funzionamento e costituisce inoltre la base per individuare le priorità di sviluppo verso cui orientare il piano di miglioramento».

Il RAV è un documento trasparente, che, una volta redatto dal dirigente e da un gruppo di docenti, viene pubblicato sul sito Scuola in chiaro, dove chiunque (in primo luogo i genitori) può leggerlo e farsi un’idea dell’offerta formativa di quel determinato istituto.

Ora, nella sciagurata vicenda del liceo Visconti di Roma (ma anche di altre scuole sparse per la penisola) sollevata dall’articolo di Corrado Zunino pubblicato ieri da «Repubblica», il RAV ha un ruolo chiave. È infatti all’inizio del documento, dove si parla della popolazione scolastica, che si trovano le parole incriminate. Eccole:

«L’essere il Liceo classico più antico di Roma conferisce alla scuola fama e prestigio consolidato, confermato dalla politica scolastica che ha da sempre cercato di coniugare l’antica tradizione con l’innovazione didattica. Molti personaggi illustri sono stati alunni del liceo. Le famiglie che scelgono il liceo sono di estrazione medio-alto borghese, per lo più residenti in centro, ma anche provenienti da quartieri diversi, richiamati dalla fama del liceo. Tutti, tranne un paio, gli studenti sono di nazionalità italiana e nessuno è diversamente abile. La percentuale di alunni svantaggiati per condizione familiare è pressoché inesistente, mentre si riscontra un leggero incremento dei casi di DSA. Tutto ciò favorisce il processo di apprendimento, limitando gli interventi di inclusione a casi di
DSA, trasferimento in entrata o all’insorgere di BES».

La frase evidenziata (da me) si commenta da sola.

Naturalmente la scuola si è difesa; e come? Con una «smentita» firmata dalla dirigente scolastica, la quale scrive: «il documento cui si riferisce il pezzo è un rapporto di autovalutazione richiesto alle scuole dal Ministero, che è una mera rilevazione di dati contesto e non contiene alcun giudizio di merito o di valore. Tanto meno è una pagina pubblicitaria». In poche parole, è colpa del Miur. La dirigente non fa che ripetere una vecchia solfa: io ho eseguito gli ordini…

Certo, va detto che qualche colpa il Miur ce l’ha: invece di raccogliere dati numerici e pubblicarli, chiede una descrizione attraverso alcune domande guida per ciascuna sezione. Ecco quelle relative alla Composizione della popolazione studentesca:

Qual è il contesto socio-economico di provenienza degli studenti?
Qual è l’incidenza degli studenti provenienti da famiglie svantaggiate?
Quali caratteristiche presenta la popolazione studentesca (situazioni di disabilita’, disturbi evolutivi, ecc.)?
Ci sono studenti con cittadinanza non italiana?
Ci sono gruppi di studenti che presentano caratteristiche particolari dal punto di vista della provenienza socio economica e culturale (es. studenti nomadi, studenti provenienti da zone particolarmente svantaggiate, ecc.)?

Non sarebbe stato meglio raccogliere delle cifre? Tuttavia, il RAV, la dirigente tiene a ribadirlo, «non contiene alcun giudizio di merito o di valore». Eppure nel RAV della sua scuola un bel giudizio c’è, eccome: «Tutto ciò favorisce il processo di apprendimento».

Insomma, c’è chi gli ordini sa eseguirli molto meglio di altri..

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