Dialoghi di Astolfo e di Fulgenzio. I

Fulgenzio: Ma tu, Astolfo, come giudichi questo nuovo incubo arancione?
Astolfo: L’arancione è un colore che apprezzo, l’ho sempre trovato gradevole all’occhio…
Fulgenzio: No, ma io parlavo per metonimia: intendevo il nuovo presidente americano.
Astolfo: Americano, appunto, l’hai detto.
Fulgenzio: Vuoi dire che egli incarna i valori dell’America nel senso…
Astolfo: hollywoodiano. Costruzione, artificio, popolarità, divismo, continua tu.
Fulgenzio: Comprendo. E ne hai dunque timore, ritieni che la sua presenza in quella carica così elevata, di enorme peso, possa costituire un pericolo?
Astolfo: Fai domande che contengono già la risposta. Ti aspetti che ti dica che è una speranza per l’umanità?
Fulgenzio: No, certo, ma dunque?
Astolfo: Dunque, se devo proprio provare paura, la provo per chi lo ha eletto o, peggio ancora, per chi ne è in una certa misura affascinato. Vedo progressisti incantati da tutto questa retorica del popolo, anzi del people.
Fulgenzio: La retorica del tanto peggio, tanto meglio, mi pare di intendere, è quella che tu condanni.
Astolfo: Vedrai quanti, dalla sponda politica opposta, diranno che l’incubo arancione, come lo chiami tu, rappresenta una sferzata per la sinistra, la quale ritroverà i suoi veri valori, ecc.
Fulgenzio: C’è chi lo sta già facendo, Non hai fiducia, deduco.
Astolfo: Hai bisogno che la casa bruci per capire quanto era bella e accogliente? E per correre, hai bisogno di tagliarti una gamba?