È cominciato tutto con le discipline umanistiche?

A quelli (soprattutto gli scienziati, oggi) che si stupiscono e si indignano e si arrabbiano di fronte ad affermazioni discutibili, se non addirittura ridicole, riguardo ad alcuni ambiti scientifici (la medicina, per esempio), vorrei dire che chi, come me, si occupa al contempo di letteratura e di scuola, sa bene che tutto questo è cominciato tanto tempo fa, proprio in campo umanistico.

È ovvio: la letteratura non è una scienza esatta, una scienza “dura”, perciò l’ormai tanto sbandierato criterio dell’uno vale uno, ha fatto sì che il critico letterario, in quanto intenditore di letteratura, fosse una figura messa in dubbio da chi legge. Il passaggio logico è semplicissimo: so leggere, cioè so decifrare i segni stampati sulle pagine di un libro, sono in grado di seguire una trama romanzesca, quindi la mia opinione vale quanto quella di un critico.

E lo stesso vale per la scuola, che è il campo in cui, naturalmente dopo il calcio, nel nostro paese si esercitano tutti gli spiriti critici (sessanta milioni di esperti di didattica…). Qui vale la cosiddetta (e presunta) esperienza: siccome ci ho passato, nella migliore delle ipotesi, tredici anni della mia vita, posso affrontare qualunque dibattito in materia di scuola.

Da qui alle altre scienze non diciamo molli, ma almeno non troppo dure, il passo è breve. E quindi vai con l’economia, il diritto e via dibattendo.

E adesso tocca alle scienze dure, viste da molti come santuari inviolabili che custodiscono un sapere iniziatico non riservato alle masse. Mi hanno operato di appendicite? Posso discutere di medicina. Ho letto una cosa qualunque in rete a proposito dei vaccini? Sono un esperto di immunologia. Ho fatto l’analisi delle urine? Ecco pronta la mia laurea in biologia.

Arriverà il giorno in cui uno (che vale uno) caccerà dalla sala operatoria anestesista e chirurgo, per operarsi da solo. Non vedo l’ora.