CRITICA LETTER’aria

CRITICA (parziale) testo primo

DEFINIZIONE

«(Questo libro può) vantare uno dei requisiti principali che si richiedono ad un’opera prima: tentare la novità, calarsi in un mondo non ancora descritto».

Ecco, in questa sentenza tracimante certezze, di un critico di un noto inserto culturale italiano, il senso di tutta la critica oggi imperante, della critica che sento, ascolto, leggo, che vedo dominare il panorama culturale italiano, come si usa dire.

Uso questo lacerto di testo come paradigma della presunta critica letteraria non perché l’autore del pezzo sia più colpevole di altri ma perché è emblematico il suo dire. Cercate il nuovo, ci esorta il critico, nel contenuto, nel non ancora descritto. Cercate di descrivere un contenuto nuovo. Bravo, dice con certezza, è l’artista che rintraccia il nuovo nel contenuto descritto. Bravo lo è ancora di più se è autore di un’opera prima, poiché si cala in un contenuto nuovo mai prima descritto.

La critica deve ridursi ad uno scandaglio in cerca del nuovo, del mai descritto. Questo è il suo compito al quale va associato, come supporto complementare, l’entusiasmo, la passione, il senso del lirismo,

CRITICA DELLA DEFINIZIONE testo secondo

In questo panorama che, per definizione, è un luogo distante, lontano, che si osserva per diletto, siamo fermi a decenni precorsi e già percorsi. Stiamo retrocedendo unidirezionalmente verso il già detto, il già scritto, celebrando quotidianamente il ripetuto neanche vicini al citato ma solo al ri-percorso, al ri-detto, al ri-descritto.

La critica latita? Ma quale significato di critica ne annuncia la sua assenza? Forse la critica di cui sentiamo il peso ossessivo, estemporaneo dei suoni improvvisati di tutti? Allora ben venga la sua latitanza, ma non è così. Questa critica (?) che dice di cose dette esiste e prospera e fagocita altri modelli di critica del testo sul quale ormai si soprassiede.

DEFINIZIONE DELLA DEFINIZIONE

«L’immaginazione è il vero strumento del critico, non l’intelligenza, non la cultura, non il civismo, tanto meno l’equanimità».

Non giova aggiornare pagine di critica perché l’orizzonte appare simile. In questa nuova riflessione si raggiunge la ben nota contemporanea condizione di asservimento del “tutto” alla estemporaneità, all’istante critico fissato nel momento in cui si mostra quello che possiamo definire il “sostituto” dell’idea di spirito, cioè l’immaginazione. Questa riedizione dell’uso del nucleo centrale dell’idealismo ha una sua peculiare epifania; all’apparire, quindi, della immaginazione la critica recede e niente merita di essere analizzato nel suo momento di processo creativo, tutto deve essere concesso all’improvvisazione.

Quando una critica appare debole, quando una critica sostiene l’annullamento di sé medesima, certamente si hanno spazi per affermarne una nuova.