Impressioni di impressioni

(A proposito delle Impressions de Sicile di Massimiliano Manganelli

Ad una prima lettura pensavo che l’autore avesse privilegiato il momento soggettivo delle parole.
Poi ho riletto e ho scoperto che tutto è quasi asettico, impersonale, privo di soggettivismo.
Quindi, mi dico, mi trovo di fronte a un testo privo di lirismo.
Poi mi fermo e mi faccio un’obiezione ben nota, cioè che soggettivismo non è lirismo; alla quale obiezione aggiungo che dovremmo rimodulare il termine “lirismo”.
Di questo testo, Impressions de Sicile, vedo il delinearsi narrativo (con l’ambiguità ormai manifesta di questa parola) come cronaca di immagini, cronaca registrata da occhi che vedono.
Un luogo che si stampa sugli occhi che vedono, secondo un procedimento che si sviluppa con una modalità opposta al modello del racconto.
Infatti M. elimina l’esigenza di darci conto di qualcosa come mero aspetto comunicativo. Invece il dar conto, oggi, in questo drammaticamente melenso oggi, si connota di autoreferenzialità soggettivista e quindi pedissequamente lirica.
M. intende cancellare il riportare le proprie impressioni, nonostante l’evidente provocazione del titolo, intende negare il relata-refero di condivisione malinconica se non nostalgica.

Intende, all’opposizione del dato noto e rivelato tipico della narrativa di commiato e di indulgenza, mirare alla soppressione del sentimento.
È d’obbligo il darci altre impressioni.