Impressions de Sicile. La città spostata

In alcune mappe che si danno ai turisti (ma forse non soltanto in quelle), la città di Palermo è rappresentata in una posizione (geografica) sbagliata. Il colore azzurro che in cartografia indica il mare compare in basso, cioè a sud della città e non a est, dove si trova nella realtà. È una rotazione inspiegabile: come se la città si fosse spostata, o magari sentisse la necessità di rappresentarsi in quel modo. 

Se il mare fosse a sud, Palermo si troverebbe più o meno come Cagliari o Genova o Napoli (il cui golfo, però, guarda quello di Palermo in maniera speculare). Se il mare fosse a sud, Palermo non avrebbe il mare a est, cosa che invece l’accomuna alla rivale Catania. Se il mare fosse a sud, il capoluogo della Sicilia reggerebbe simbolicamente l’intera regione sulle proprie spalle, sarebbe davvero una specie di capitale dell’intero sud. E se il mare fosse a sud, Palermo si specchierebbe direttamente nel Mediterraneo, dirimpetto all’Africa; e del Mediterraneo sarebbe la regina, perché osservando quella mappa turistica non si pensa al Tirreno, dal momento che il Tirreno, per logica, in quella posizione non ci sta. Si pensa subito e soltanto al Mediterraneo.

Ogni rappresentazione cartografica ha un valore simbolico, ma in questo caso la rotazione della città deve corrispondere a qualcosa di sintomatico, a una cartografia mentale. Perché a qualcuno piace immaginare la città in quella strana collocazione? E soprattutto, questa distorsione ha a che fare con la percezione che la città medesima ha di sé?

Palermo, allora, è davvero la porta del sud, di un sud mentale, assoluto, non semplicemente geografico?

[Pensando a Raymond Roussel…]

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