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J. M. G. Le Clézio, Il Verbale, :punti edizioni

J. M. G. Le Clézio, Il Verbale, :punti edizioni

Francamente, non si tratta di desiderare, così come poco fa non si trattava certo di un semplice problema di sigarette che si possono fumare sulla terra. No, ciò che muove Adam è la riflessione, la lucida meditazione. Partendo dalla propria carne di uomo, dalla somma di sensazioni presenti in lui, si annulla nel duplice sistema della moltiplicazione e dell’identificazione. Grazie a questi due elementi può pensare nel futuro, nel presente e nel passato. Ma questo è possibile solo se prendiamo le parole per quello che sono, ovvero se le consideriamo come semplici parole. A poco a poco si annulla l’auto-creazione. Nel vicino o nel lontano. Pratica una sorta di simpoesia che non va a finire con il Bello, il Brutto, l’Ideale, la felicità. Il suo fine ultimo è l’oblio e l’assenza. Presto non esisterà più. Presto non sarà più se stesso. Sarà perduto, debole particella che non smette di muoversi e di descriversi. Sarà un vago spettro: solo, immenso, eterno terrore delle vecchiette sole. Si crea, muore, vive, rivive e si immerge nell’oscurità centinaia, migliaia, milioni e miliardi di volte. All’infinito. Nè l’uno né l’altro.

[J.M.G. Le Clézio, Il Verbale, :punti edizioni]