Pensierini sull’Ungheria (e l’Europa)

Meno male che c’è l’Ungheria, mi sono detto in questi giorni in cui tutti fanno a gara a condannarne l’atteggiamento verso chi arriva in Europa da altri continenti (la parola migranti non mi piace).

Non sono diventato improvvisamente razzista. Semplicemente, trovo intollerabile l’ipocrisia delle classi dirigenti d’Europa, capaci soltanto di indignarsi e di scaricare le proprie colpe (immense) su un capro espiatorio, non a caso un piccolo paese che non rientra, dal punto di vista storico ed economico, nell’Europa occidentale. (Sull’atteggiamento verso le democrazie più giovani, peraltro, bisognerebbe interrogarsi molto, giacché vi si intravede qualche forma di razzismo). Insomma, per loro fortuna, i paesi più ricchi lasciano agli altri il lavoro sporco, mica possono farlo sempre loro.

E allora, se si interpreta l’Europa secondo la classica tripartizione freudiana, si vede subito che la Germania è il Super-Io (ce lo ha mostrato benissimo in occasione della crisi greca) e l’Ungheria l’Es. E l’Io che fa?

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