Cinque meditazioni. 1. Corpi

Quando si separano due corpi, e questi corpi non erano semplicemente accostati ma uniti, per incastro, adesione o addirittura compenetrazione, cioè erano addossati nella stessa porzione di spazio e di tempo, su entrambi resta un segno. Alcune volte questo può essere il medesimo (quasi in maniera speculare) su ambedue i corpi, altre volte invece il segno si mostra più profondo su uno solo dei due: numerosi sono i fattori dai quali dipende tale circostanza e sarebbe arduo elencarli tutti. Più interessante è forse l’osservazione del variare dell’intensità di tale segno, che è strettamente connessa alla sua durata nel tempo: l’intensità muta infatti in virtù della durata della relazione tra i due corpi in oggetto e della forza, per così dire, con la quale sono stati spinti l’uno verso l’altro. Si tratta di un fenomeno di cui ci si può accorgere con estrema facilità senza l’ausilio della fisica teorica, ossia soltanto osservando quanto ci circonda, dall’ambiente naturale a quello domestico, fino ai rapporti tra gli esseri umani. Di grande utilità sarebbe in tal senso stilare un catalogo delle variazioni dei segni in base all’intensità, in modo da coprire l’intera gamma – o almeno ambire a farlo – delle possibilità. Come è ovvio, il catalogo si presenterebbe particolarmente esteso, soprattutto se si volesse tener conto dei rapporti umani, i quali, data la loro complessità, offrono senza dubbio una serie di differenze che, nella loro ampiezza, potrebbero apparire persino illimitate. Qui si possono elencare solo alcune di tali possibilità: l’arrossamento, ovvero la forma più lieve dovuta allo sfregamento o all’accostamento energico; l’escoriazione, talvolta determinata da semplice usura; il livido e il graffio, che prevedono un’azione incisiva di varia origine, per esempio un gesto amoroso. Tuttavia, il segno più profondo si produce allorché la separazione dà luogo a una autentica lacerazione, e questa a sua volta determina una mancanza. E questa lacerazione provoca dolore.