La terribile sincerità

Roberto Arlt, Acqueforti di Buenos Aires, Del Vecchio Editore

Roberto Arlt, Acqueforti di Buenos Aires, Del Vecchio Editore, 2014

[Alcune risposte di Roberto Arlt ad alcune domande di tutti, o quasi tutti.]

Un lettore mi scrive:
«La prego di rispondermi in tutta sincerità: come si deve vivere, per essere felici?».

Stimato signore,
se avessi una risposta alla sua domanda, seria o comica, invece di buttar giù articoli, sarei forse l’uomo più ricco della terra vendendo solo la formula per vivere felici a dieci centesimi. Si renderà conto che la sua domanda è assurda.
Credo che esista una maniera per vivere in relazione al prossimo e a se stessi che se non garantisce la felicità, concede almeno a chi la pratica una specie di potere magico, il dominio sui propri simili. Parlo della sincerità.
Essere sinceri con tutti (soprattutto con se stessi) anche se questo potrebbe nuocerci. Anche se l’anima potrebbe andare a imbattersi in un ostacolo. A costo di rimanere solo, isolato e sanguinante. Non è una formula per vivere felici. Credo proprio di no. Però ci serve a essere forti e a esaminare il contenuto della vita, le cui apparenze ci ingannano di continuo e ci fanno girare la testa.
Non guardi quel che fanno gli altri, non deve importarle quel che pensa il prossimo. Rimanga se stesso sopra ogni altra cosa, sopra il bene e il male, sopra il piacere e il dolore, sopra la vita e la morte. Lei e solo lei. E nient’altro. Allora sarà forte come un demonio. Forte contro tutto e contro tutti. Non importa se il dolore le farà sbattere la testa contro una parete. Nel momento peggiore della sua vita, si chieda:
«Sono sincero con me stesso?».
Se il cuore le dice di sì e deve buttarsi in un pozzo, lo faccia con assoluta fiducia in se stesso. Se è sincero non morirà. Ne sia sicuro. Non morirà, perché non si può ammazzare. La vita, quella vita misteriosa che dirige la nostra esistenza, impedirà che lei muoia buttandosi in un pozzo. Provvidenzialmente, la vita collocherà, un metro prima del fondo del pozzo, una sporgenza a cui i vestiti rimarranno agganciati… e lei si salverà.
Lei mi risponderà:
«Ma se gli altri non comprendono la mia sincerità?».
Cosa gliene importa degli altri? La terra e la vita hanno sentieri che percorrono altezze distinte e nessuno riesce a vedere oltre la portata del proprio sguardo. Anche salendo in cima a una montagna, non vedrà un centimetro più in là di quello che la sua vista permette. Mi ascolti bene: il giorno in cui quelli che la circondano si renderanno conto che lei cammina per un sentiero non battuto, e che marcia guidato dalla sincerità, quel giorno la guarderanno con meraviglia, poi con curiosità. E il giorno in cui lei, con la forza della sincerità, dimostrerà loro quanto potere conserva tra le sue mani, quel giorno loro saranno i suoi schiavi spirituali, mi creda.
Lei mi dirà: «E se mi sbaglio?».
Non ha importanza. Uno si sbaglia quando deve sbagliarsi. Né un minuto prima né un minuto dopo. Perché? Perché così ha disposto la vita, questa forza misteriosa. Se lei si è sbagliato sinceramente, la perdoneranno. O forse non la perdoneranno. Non ci interessa. Segua il suo cammino. Controvento e contro la marea. Contro tutti, se è necessario andare contro tutti. Mi creda, arriverà il momento in cui si sentirà più forte, in cui la vita e la morte si trasformeranno in giocattoli tra le sue mani. Proprio così, senta il suono. Vita. Morte. Guarderà questa moneta, col suo rovescio, e con un calcio la allontanerà da sé. Che le importa dei nomi se lei, con la sua forza, è già oltre i nomi?

La sincerità ha un doppio fondo curioso. Non modifica la natura intrinseca di chi la pratica, ma gli concede una sorta di doppia vista, una sensibilità curiosa che permette di percepire la menzogna. E non solo la menzogna, ma anche i sentimenti di chi gli sta accanto.
C’è una frase di Goethe, al riguardo, che vale un tesoro. Dice: «Tu che mi hai infilato in questo dedalo, tu mi tirerai fuori».
Questo le dicevo prima.
La sincerità provoca in chi la pratica lealmente, una serie di forze violente. Queste forze si manifestano solo quando si arriva a questo punto: «Tu che mi hai infilato in questo dedalo, tu mi tirerai fuori».
Se lei è sincero, percepirà il timbro di queste forze, che forse la spingeranno a compiere atti assurdi. Non ha importanza. Lei compirà questi atti. Perderà un po’ del suo sangue? Ovviamente. Le cose hanno un prezzo, in questo mondo. Non si regala nulla, assolutamente. Nella vita si compra tutto con chili di carne e sangue.
Ma all’improvviso scoprirà qualcosa che non è la felicità ma un suo equivalente: l’emozione. L’emozione terribile di giocarsi la pelle e la felicità. Non con le carte da gioco, ma trasformando se stesso, il suo corpo, in un gioco di carte umanizzato, emozionato, che va in cerca della felicità, disperatamente, attraverso le combinazioni più straordinarie, più inaspettate. Che cosa vorrebbe essere? Uno di quei multimilionari nordamericani, ieri venditori di automobili, più tardi carbonai, poi proprietari di un circo e successivamente giornalisti e venditori di automobili, fino a quando un colpo di fortuna li colloca nel posto che loro compete, inevitabilmente?
Questi uomini si sono trasformati in multimilionari perché lo volevano. Sapevano di stare realizzando la felicità della loro vita. Ma pensi a tutto quello che si sono giocati per essere felici. E intanto che non arrivava da qualche giocata né denaro né emozione, loro continuavano a giocare sempre più forte. Si rende conto?
Si faccia allora una base di sincerità e sopra questa corda, tesa o allentata, incroci l’abisso della vita, verità alla mano. Allora trionferà. Non c’è nessuno, assolutamente nessuno, che può farla cadere. Anche quelli che oggi le tirano contro pietre, domani si avvicineranno a lei con un sorriso timido. Mi creda, amico: un uomo sincero è così forte da poter ridere e soffrire per tutto.

[Roberto Arlt, Acqueforti di Buenos Aires, Del Vecchio Editore, 2014]