No, il Nobel agli americani no!

Francia, Canada, Cina, Svezia, Perù, Romania, Francia, Regno Unito, Turchia, Regno Unito, Austria, Sudafrica… Se si ripercorre a ritroso l’elenco dei vincitori del premio Nobel per la letteratura degli ultimi anni ci si accorge immediatamente di una cosa: nemmeno uno è originario degli Stati Uniti. Per essere precisi, è dal 1993 che il premio non viene attribuito a uno scrittore di nazionalità statunitense (Toni Morrison).

 Certo, gli scrittori di lingua inglese non mancano: nell’elenco qui sopra ne figurano ben quattro. Eppure nessuno è “americano”. Cosa c’è di strano? Il Nobel non guarda il passaporto degli scrittori, bensì solo la loro qualità. Entrambe le affermazioni sono errate, perché sappiamo tutti che dietro ogni premio c’è una specie di gioco geopolitico; e in secondo luogo il Nobel ha spesso premiato scrittori di secondo piano, se non di quarto.

Cosa si può dunque dedurre dall’assenza degli scrittori americani, probabilmente i più tradotti in tutta Europa (e non solo)? Si potrebbe pensare che la giuria li ritiene poco significativi, tuttavia mi pare una ipotesi di scartare; almeno due grandi nomi ci sono: Roth e, soprattutto, Pynchon. Allora la giuria nutre un pregiudizio antiamericano? Non arriverei ad affermare tanto, ma forse qualcosa di vero c’è. Se si considerano gli Stati Uniti come la principale fabbrica dell’immaginario contemporaneo – certo, non solo grazie alla letteratura –, capace, con il proprio strapotere industriale e l’invasività della propria lingua, di penetrare ovunque, mi viene da pensare che la giuria del Nobel (che, occorre ricordarlo, è europea) cerchi di porre una sorta di argine a questa avanzata.

E allora si possono premiare scrittori ungheresi, sudafricani, cinesi, peruviani, portoghesi, tedeschi, tutti ugualmente provenienti dalla periferia dell’impero, e persino inglesi e francesi (i quali restano i più numerosi nell’elenco generale dei vincitori del Nobel), anch’essi, come gli altri, lontani dal centro e messi ai margini, nonostante le loro letterature tutt’altro che minori e la loro antica centralità. Ma gli americani, almeno per un bel po’, no. Si può dunque ipotizzare che la giuria del Nobel è diventata un covo di antimperialisti?