Meditazioni di una settimana. Giovedì

Negli anni Settanta, la pubblicità di un detergente in polvere diceva all’incirca: «nel tuo lavandino ci potrai mangiare dentro». Lo chiamavano tutti lavandino, l’acquaio della cucina; poi è accaduto qualcosa nella lingua, non si sa bene cosa, e quell’oggetto ha preso a chiamarsi lavello. L’avello (l’etimologia è la stessa): acqua e resti umani starebbero così nello stesso contenitore; l’acqua si inabissa, i corpi vengono seppelliti, ma se l’avello custodisce, il lavello si svuota in uno scarico, il quale assume allora un significato tombale, persino infernale. Qualcosa accomuna lo scarico e la morte: la perdita di vista di un oggetto – è pressoché impossibile seguire il percorso dal lavello al mare, oltre il sifone e lungo tutte le tubature: la distanza è incalcolabile –, una specie di sepoltura nell’acqua: si elimina l’acqua sporca come si elimina, ossia si depone, un corpo morto. Continua a leggere

Meditazioni di una settimana. Mercoledì

Non esiste il silenzio, esiste una convenzione che chiamiamo silenzio, il quale non è mai assoluto, in questo mondo. Quello che si definisce silenzio è una approssimazione: il semplice tacere delle voci dei viventi, l’attenuarsi dei rumori dell’ambiente circostante; ma all’orecchio giunge sempre qualcosa, per forza. Quando si è soli in casa e apparentemente c’è silenzio, in realtà arrivano i suoni provenienti dall’interno (il ronzio del frigorifero, le tubature) e quelli esterni (le voci del vicinato, i tanti rumori della strada); anche di notte, se si è soli nel letto, qualcosa solleciterà comunque l’udito, a cominciare dal nostro respiro. Continua a leggere

Meditazioni di una settimana. Martedì

Sono cambiati i fosfeni. O forse io li ricordo diversamente, oppure ancora mutano con la luce che li stimola. Spengo la lampadina a led che mi sta accanto e sulla mia retina, sul fondale delle palpebre (mi si perdoni la metafora facilissima) compare una gran quantità di puntini bianchi, come stelle: sembra proprio il cielo stellato, caotico e anche un po’ finto. I fosfeni – li ho sempre amati, tanto che mi piacerebbe filmarli – li ricordavo diversi, più pastosi, figure fluide dai colori indefiniti che si muovono su sfondo nero: cerchi, semicerchi, sinusoidi, scintille, pulsazioni; non ricordavo questo puntinismo non richiesto, questa deflagrazione improvvisa di figure piane in migliaia di frammenti minimi. Continua a leggere

Meditazioni di una settimana. Lunedì

Lo specchio del bagno è incassato nel muro, la base corrisponde a sei piastrelle, l’altezza a quattro: vuol dire che misura 120 centimetri di base e 80 di altezza. È lo stesso rapporto del fotogramma classico della pellicola 35 millimetri: la base supera l’altezza di un terzo; in bagno allora c’è una grande inquadratura, se ci si mette davanti al lavabo si è al centro, se si sta in piedi dentro la vasca per farsi la doccia se ne è fuori, a meno che non ci si sporga appositamente per vedere la propria testa entrare nell’inquadratura. Continua a leggere