Meditazioni di una settimana. Sabato

È assai interessante, quando si cammina in una via cittadina, alzare gli occhi verso i palazzi, in modo da comprenderli interamente con lo sguardo; spesso, infatti, la forma complessiva di un edificio tende a sfuggirci, ne percepiamo soltanto una parte, ossia quella che si trova all’altezza dei nostri occhi, nel nostro limitato campo visivo. Sollevare lo sguardo, certo, non aiuta a procedere con sicurezza – è facile urtare contro un ostacolo non visto, cosa che non avviene invece se si guarda avanti –, eppure la porzione di spazio edificato che sta al di sopra della nostra testa presenta molteplici attrattive, se non addirittura delle vere e proprie scoperte; e ciò non vale, come si potrebbe immaginare, solo per gli edifici più antichi e di maggior pregio, giacché anche la comune edilizia abitativa di oggi può essere oggetto di osservazione. Il fattore di maggiore rilevanza è senza dubbio la varietà delle cose sulle quali è possibile soffermarsi: dagli elementi architettonici minimi (le forme geometriche, le decorazioni, i pilastri, gli archi, le finestre) alla struttura nella sua interezza, dai colori ai materiali con cui è costruito o rivestito l’edificio (il calcestruzzo, i coppi, i laterizi, l’acciaio, l’ardesia). Tuttavia oltre a questi si possono aggiungere altri dati da considerare: i guasti provocati dal tempo e dalle intemperie, o persino dalla inettitudine di chi ha progettato l’edificio. Ed ecco che allo sguardo si presenteranno crepe, scrostature, sproporzioni, che ben potranno accordarsi con gli interventi visibili che gli esseri umani hanno attuato e attuano per porvi rimedio: rifacimenti, restauri, stuccature. Infine non bisogna trascurare l’uso che gli esseri umani medesimi fanno di un determinato edificio, fattore che ne modifica, e non poco, l’aspetto esterno: l’ordine (o il disordine) con cui sono aperte le finestre (dalle quali si intravede sovente qualche interno) oppure i balconi più o meno abitati (le piante, gli indumenti stesi ad asciugare).

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