La dura vita del ministro dell’Istruzione

– Dal 2015 inglese già dalle elementari!
– Ministro, ehm, le elementari non si chiamano più così da undici anni.
– No! E come si chiamano?
– Scuola primaria.
– Va bene, dettagli, ma la sostanza non cambia: dall’anno prossimo inglese anche alla primaria!
– Ehm…
– Che altro c’è?
– Veramente l’inglese nella primaria c’è già da un pezzo.
– Ah, non lo sapevo… Allora faremo studiare due lingue alle medie!
– Veramente nemmeno le medie si chiamano più così. Continua a leggere

Gian Pietro Lucini, centenario

Nei clamori del centenario dello scoppio della prima guerra mondiale, è passata praticamente inosservata (manco a dirlo) un’altra ricorrenza sempre legata a quel fatidico 1914. Nel luglio di quell’anno, infatti, morì Gian Pietro Lucini: le fonti discordano sulla data di morte, che varia tra il 13 e il 14. Benché sia pressoché certa la prima, piace pensare, in considerazione delle passioni rivoluzionarie coltivate dallo scrittore, che sia morto il 14 luglio, data ineludibile della nostra storia. C’è poi un’altra suggestione alla quale è difficile sottrarsi: lo scrittore morì poco prima dell’esplosione della Grande Guerra, lasciando in bozze il suo Antimilitarismo, testo che quasi prefigurava quello che sarebbe avvenuto nei cinque anni successivi. Continua a leggere

“In ambienti insalubri”. Cartongesso, Maino

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“Questo è il paese delle cose che stanno morendo. No. Questo è il paese dei corpi. Un paese pieno di corpi. Corpi che si svegliano morti, escono morti di casa, tornano morti; corpi che parcheggiano, scendono, sputano, corpi che si salutano, sbadigliano, bestemmiano sempre, fatturano. Corpi camminanti che hanno rapporti automatici con altri corpi camminanti.”

Questo è il libro d’esordio di Francesco Maino, trevigiano classe 1972, vincitore del Premio Calvino 2013. Cartongesso, edito quest’anno da Einaudi, è un piccolo capolavoro d’invettiva, letteraria e non solo; è un cristallo purissimo di riflessioni fluide e malessere fisico incancrenito, incrostato, solidificato sulla pagina grazie a un lessico pungente e infaticabile, stratificato come dentro le quattro mura della squallida casa in cui vive il protagonista, l’avvocato prossimo al fallimento Michele Tessari, e dentro le quattro mura del tribunale in cui la sua miseranda carriera tende a stento a dipanarsi, giorno dopo giorno, orrore dopo orrore, accatastando noia nuova sulla stessa identica noia del giorno precedente, insieme allo schifo e al ribrezzo crescente per un impassibile futuro a venire. Continua a leggere

Meditazioni di una settimana. Domenica

Negli spazi chiusi – i cosiddetti interni –, lo sguardo può muoversi secondo diverse articolazioni. Per prima cosa, e questo riesce maggiormente agevole, è utile osservare il semplice giustapporsi dei volumi e delle linee che disegnano e riempiono quel medesimo spazio: il rettangolo di una porta e la curva di un arco, le linee ortogonali delle piastrelle e la gamba di un tavolo che vi poggia sopra, la superficie compatta di una parete e gli oggetti irregolari sparsi per la stanza. Ne scaturiscono combinazioni di ogni genere – angoli imprevisti, forme nuove – che comunicano all’occhio un senso di armonia o di disarmonia variabile a seconda dei momenti e dei gusti dell’osservatore. Continua a leggere

Meditazioni di una settimana. Sabato

È assai interessante, quando si cammina in una via cittadina, alzare gli occhi verso i palazzi, in modo da comprenderli interamente con lo sguardo; spesso, infatti, la forma complessiva di un edificio tende a sfuggirci, ne percepiamo soltanto una parte, ossia quella che si trova all’altezza dei nostri occhi, nel nostro limitato campo visivo. Sollevare lo sguardo, certo, non aiuta a procedere con sicurezza – è facile urtare contro un ostacolo non visto, cosa che non avviene invece se si guarda avanti –, eppure la porzione di spazio edificato che sta al di sopra della nostra testa presenta molteplici attrattive, se non addirittura delle vere e proprie scoperte; e ciò non vale, come si potrebbe immaginare, solo per gli edifici più antichi e di maggior pregio, giacché anche la comune edilizia abitativa di oggi può essere oggetto di osservazione. Continua a leggere

Meditazioni di una settimana. Venerdì

Benché la simmetria goda di particolare fortuna in molti campi e sia sovente associata alla bellezza ideale, è sempre da preferire il suo opposto: l’asimmetria, infatti, forse a prima vista meno gradevole all’occhio, è di certo più familiare alla mente. Anzi al mondo intero, giacché viene da chiedersi se esista davvero la simmetria in natura; e la risposta è no, perché quella che si immagina come tale lo è solo in apparenza. Osservati meglio, il muso di una tigre o il volto di un uomo (per addurre due esempi fra i tanti possibili) rivelano che la loro simmetria è del tutto illusoria: quella linea o quella ruga non trovano riscontro nell’altra metà, l’insieme non è il prodotto di un semplice rispecchiamento. Oppure si pensi anche, per uscire dalla sfera delle cose naturali, a una composizione di Thelonious Monk: suonava sbilenco, quel grand’uomo; all’ascolto, si capisce perfettamente che non era incline a disporre le note in ordine pari. Continua a leggere