Les lieux d’une fugue

In questi giorni di vacanza, leggo molte cose, in maniera disordinata. Traduco, persino. E penso spesso a Georges Perec. Mi ci portano altri pensieri, altre conversazioni, altre letture. Per esempio il bel libro che gli ha dedicato Anna Stefi.

E così (ri)trovo questo cortometraggio del 1978, Les lieux d’une fugue. I luoghi di una fuga, appunto, compiuta nell’infanzia e ricordata. Un modo diverso per fuggire dentro le parole di Perec.

 http://ubu.com/film/perec_fugue.html

2 agosto, sabato

Sente parlare di una caldaia, dicono che è esplosa da qualche parte nei sotterranei (i sotterranei di una stazione, chissà come sono). Lo dicono alla radio, subito, mentre ci si prepara per andare in montagna. Due settimane ad Asiago, anzi alla contrada Bosco.

Sta in cucina, seduto, è sabato, scambia parole con la nonna. Poi dicono che non è una caldaia, è una bomba. Una bomba ad alto potenziale, dicono così. Dicono anche che ci sono tanti morti e tanti feriti, che è crollato un edificio, che è stato colpito il treno fermo al primo binario.

Vede la televisione, la sera. C’è quel giornalista famoso che va sempre dove ci sono stragi e calamità (forse c’era anche a Fiumicino sette anni prima o in Friuli nel ’78), che ormai è la faccia del lutto. Calcinacci, ambulanze, ospedali, presidente, dolore. C’è pure Pertini. La televisione si vede nel salone della locanda, tutti insieme, muti o con qualche commento sparso: ognuno si fa la sua idea. La strage è fascista, si sa.

Legge il giornale, il giorno dopo. Davanti alle foto enormi un amico dice che ci vuole la pena di morte, lui dice di no, magari una rivoluzione (gli piace la parola). Sono seduti all’aperto, ne parlano appena si vedono, e non si vedono da un anno.

Apprende, nei giorni seguenti, che per terra è rimasto un buco (lo vedrà anni dopo, da solo), che l’edificio è proprio saltato in aria, che le piste sono tante (ma la strage è fascista), che è stato il T4. Gli sembra un nome da carro armato (doveva essere sovietico), invece è ciclotrimetilentrinitroammina, un esplosivo militare. Dicono che era una miscela gelatinosa, non riesce a immaginare che una cosa gelatinosa possa ammazzare tanta gente.

Si chiede chi possa mettere un esplosivo militare dentro la sala d’attesa di una stazione. E perché.