Il sale

il-sale-jean-baptiste-del-amo-neo-edizioni-x-sito«Uno scostamento insidioso del quotidiano. Una falla aperta sul passato. Un abisso di cui presentiva l’ampiezza e di fronte al quale valutava la sua impotenza».

Potrebbe riassumersi quasi interamente così Il sale, l’ultimo romanzo di Jean-Baptiste Del Amo, autore premiato nel 2006 come miglior “Giovane scrittore” di Francia, e da lì successivamente insignito di molti altri prestigiosi riconoscimenti.
Tradotto per la prima volta in Italia quest’anno da Sabrina Campolongo, Le sel, edito da Gallimard, è stato recentemente pubblicato da Neo Edizioni.
Ci troviamo davanti a un libro insolito, nella sua classicità.
La storia è quella di una reunion familiare, una cena in grande stile, un’intera giornata di preparativi, su cui si innestano speranze, riflessioni e ricordi, come nelle migliori tradizioni della grande narrativa francese e inglese del ‘900.
Il linguaggio di Del Amo è evidentemente ben nutrito dalla lettura delle opere di grandi maestri, penso a Balzac, penso a Virginia Woolf, e questo mi sembra il suo fascino principale: riuscire a riportare il lettore così nettamente indietro nel tempo. Continua a leggere

Il paesaggio della parola: Alessandro Broggi

IMG_20131110_163249Nel gennaio 2009 Alessandro Broggi pubblica nuovo paesaggio italiano, per Arcipelago Edizioni, il nono libro della collana ChapBook, diretta da Michele Zaffarano e Gherardo Bortolotti.

La sensazione è quella di trovarsi in una camera oscura, con le pareti tappezzate di negativi, di volti e luoghi da sviluppare, frammenti temporali di più o meno lucida esistenza che l’autore definisce: nuove situazioni.

Ogni pagina del libro si compone dunque, principalmente, di immagini, spesso accomunabili le une con le altre, più spesso ancora sovrapponibili, in perfetta contrapposizione dialogica, seguendo una girandola testuale di ossimorica tensione ragionativa oltre che di perfetta resa del reale vivere quotidiano.

Voci di donne e di uomini che si raccontano attraverso spaccati di esperienze, più o meno dolorose, comunicando con un linguaggio netto, trasparente, ironicamente votato alla banalità. Continua a leggere

La vita di Adele

La_vita_di_adele_poster_italianoLa vita di Adele è un film di prime volte, un film che potrei definire “di pancia” e “di faccia”.

È nient’altro che la rappresentazione minuziosa e iper reale, a tratti estenuante – se consideriamo la durata di ben tre ore, 179 minuti esatti – degli istinti umani primordiali: il cibo, il sesso, la paura.

L’adolescenza della protagonista, le esperienze sentimentali poco soddisfacenti con i primi ragazzi, le confidenze impacciate tra amici, fino all’incontro illuminante con Emma, poco più matura di lei, affascinante, sensualissima, che la guiderà alla scoperta dell’eros femminile.

A ben vedere, quasi le uniche scene che il regista tunisino Abdellatif Kechiche sceglie di non girare in strettissimo primo piano (anche per questo, all’inizio, parlavo di faccia: sembrano esserci solo volti, sulla scena, pochi gli ambienti) sono gli incontri amorosi tra Emma e Adele, che vivono la loro sessualità in un modo assolutamente coinvolgente, mai lezioso, seppure vagamente estatico. Scene di sesso così lunghe e dettagliate, fra due donne per giunta, penso si siano viste raramente, in una sala cinematografica (escluso il genere hard). Questo è uno dei grandi meriti del film, a mio avviso: riportare l’attenzione sul piano più terreno, vivo e carnale del rapporto di coppia.

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