C’è della letteratura nei paraggi!

Va detto subito: La biblioteca di Gould (L’Orma) è un libro curioso, per capirlo basta prenderlo in mano e sfogliarlo con una certa attenzione. Ma oltre alla sua costitutiva bizzarria, si comprende anche altro, ossia che senza una trama romanzesca completamente imperniata sui “fatti” si possono costruire bei libri, tutti da assaporare (e questo rappresenta un autentico godimento). La ricetta di Bernard Quiriny – trentacinquenne scrittore belga – è nella sostanza piuttosto elementare: un po’ di Borges, un po’ di Calvino, tanta ironia, qualche trovata intelligente, e il gioco è fatto.

Gioco, appunto, ché di questo si tratta, o meglio ancora di molti giochi, a cominciare da quello del labirinto. Ha una forma labirintica, infatti, questo libro: ai dialoghi tra l’io narrante e «il mirabolante Gould» – un maniacale collezionista di libri – si alternano senza nesso apparente, secondo un’architettura testuale abbastanza oscura, il racconto di alcune vicende della vita contemporanea (o di un futuro minacciosamente prossimo) e le storie di dieci città, dove l’urbanistica o il comportamento degli abitanti hanno preso vie piuttosto inusuali, se non proprio dissennate. Se si volesse cercare un correlativo visivo a questa scrittura, lo  cercarlo nelle architetture tortuose o impossibili di Piranesi o di Escher.

C’è, al fondo di tutto questo, non solo un’idea ludica della letteratura, di una letteratura quale eccezione continua del linguaggio e della vita, spazio utopico di accumulazione. La figura del collezionista, tutta novecentesca, risulta qui più essenziale di quelle, e sono tante, dei singoli scrittori descritti, tutti rigorosamente inventati (e si badi che il titolo originale recita Une collection très particulière). Oltre che insaziabile e coltissimo, Gould è un uomo dotato di un fiuto infallibile, al punto che nel corso di una passeggiata si ferma ed esclama: «C’è della letteratura nei paraggi!». Un fiuto del genere credo sia il sogno di qualunque critico; e qui si rivela il vecchio nesso benjaminiano tra la figura del critico e quella del collezionista.

Nondimeno nel libro si realizza inoltre un tuffo nel fantastico come non se ne leggevano da tempo (non a caso ho usato il termine novecentesco): la novità, la rispondenza ai nostri tempi sta probabilmente nella voluta disorganicità del mondo parallelo e immaginario che si crea, il quale non è affatto strutturato nella sua interezza ma viene via via definendosi per frammenti, per piani, a partire da ogni sezione della biblioteca di Gould. Biblioteca che costituisce una sorpresa continua: ogni scaffale apre a una nuova esperienza, ciascun libro è l’accesso a un universo possibile. Ed ecco allora romanzi incomprensibili al lettore che non sia abbigliato con la dovuta eleganza, libri che si emendano da soli, assottigliandosi nel tempo, scrittori completamente travolti dalle proprie ossessioni, ecc. Insomma, per usare un termine dell’autore stesso, un libro di e per «bibliolatri».

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