Appunti da un diario dell’impotenza. In fieri.

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Giorno x
Arrivo subito, la aspetto da due ore. Puoi pensarci tu? Fra tre minuti suona il citofono, magari mi aiuti, sei più esperta di me. Chi è, una voce che non riconosco, preparo una tisana calda, spengo la centrifuga. A meno che non piova, mi dice lui, per andare al reading. A meno di altri impegni, prima di giovedì. A meno che non mi chiami tu.

Giorno x
Sembrare gioviale, delicata, tu non ne sei capace, i tozzetti al vino, ma scusa, vuole portare la birra a te? Non ti conosce, non è una storia qualsiasi, dal corpo in poi, una lettura evangelica, lo spazio angusto, non dovrebbe essere brutto tempo, al nord.

Entri in lacrime, esci in imbarazzo, ma no che non ti tradisce, dove le trova, le altre donne, lei grida, le trema il gozzo, fuma troppo, non lo capisci che vuole solo farti male, un concetto molto triste della vita, i rapporti sbilenchi, gli uomini marci, io piaccio moltissimo alle donne, dice, è evidente, i  pantaloni di spugna, il passo svelto, gli occhi bassi, insicuri, hai tappezzato la parete di farfalle, bianche e nere, ma dove vuoi andare, tu pensi sempre di sapere tutto: ah. È ancora quello che sai dire meglio. Che vuoi, adesso. Impotente!

Lei va via, rasserenata, per poche ore. Grazie per la camomilla.

Giorno x
Tanto non ci sono soldi da nessuna parte, mi dice lei, è inutile, il primo cv è il tuo, mi dice lui, avanti con la poligamia, ho capito il blu, il blu è troppo caldo per rappresentare un’unione, mi dice lei, io t’ho letto con amore, fammi sapere appena invii la documentazione, mi dice lui, qui non c’è l’obbligo di frequenza, grazie mille ma per ora basta così, mi dice lei, non ci serve nient’altro, una firma e le inoltriamo il bonifico, il pacco estero pesa troppo, è di qualcuno la Lancia grigia parcheggiata in doppia fila? Le Poste Italiane, un’applicazione concorrente, però, che lavoraccio, mi dice lui, non ne vale la pena, vai a letto presto, per seicento euro.