Solo per chi non ha più speranza

Il 3 ottobre 2013 il mare di Lampedusa si trasforma in un cimitero, e forse la cosa migliore sarebbe tacere. Tacere tutti, tuttavia nemmeno io so resistere alla tentazione di parlare. Anzi di urlare.

Perché l’Italia, l’Europa, il mondo, si sono confermati per quello che sono: meccanismi inceppati che si ripetono sempre uguali, incapaci di una trasformazione, di un movimento diverso. E così i giornalisti blaterano, andando a caccia di chi rilascia le dichiarazioni più inumane, così possono scriverci e dibatterci su, oppure fanno domande atroci ai soccorritori; i politici si addolorano, farneticano chiamando in causa la divina provvidenza, si indignano e si impegnano (ma a fare cosa? e quando?); il papa condanna, e addirittura questa condanna fa notizia; i leghisti fanno i leghisti, pur di farsi vedere e sentire nella loro immane miseria; gli imbecilli si affannano a scrivere commenti ironici sui social network (cosa non si farebbe per una battuta); i poveri cristi crepano. Tutto inesorabilmente come al solito.

Eppure, ha scritto Walter Benjamin, «solo per chi non ha più speranza ci è data la speranza».