C’era una volta il surrealismo

semainedebonte2C’era una volta André Breton. E c’era Paul Éluard, e anche Louis Aragon, quello che aveva scritto il Paysan de Paris, quel libro che Walter Benjamn,, la sera a letto, era costretto a chiudere dopo due o tre pagine, perché il cuore gli batteva forte. E poi c’era Artaud, c’era Masson, e Buñuel, che aveva inventato il cinema surrealista, forse, e forse aveva proprio inventato il cinema come sogno, o il sogno come cinema, chissà.

C’era una volta Max Ernst, il vero pittore surrealista, non come quei tipi sciatti che poi sono finiti sui poster, come Dalí o Magritte; Max Ernst era uno specialista del collage e con il collage aveva realizzato un capolavoro dal titolo Une semaine de bonté, ma si dilettava pure col frottage, lui che la pittura la voleva superare (au-delà de la peinture). E non solo la pittura andava superata, ma anche la letteratura, e metetrla al servizio della rivoluzione, perché il surrealismo, appunto, era al servizio della rivoluzione.

C’era una volta Nadja, il libro «battant comme une porte», e poi anche Le Con d’Iréne, quello ricercatissimo perché romanzo (romanzo!) erotico, e poi c’era, sempre una volta, Michel Leiris, con le sue carabattole e le sue cancellature.

C’era una volta l’automatismo psichico, e quindi la scrittura automatica: ti sedevi e provavi, magari insieme a qualcun altro, e venivano fuori strane frasi, strane immagini, come le tigri d’aeroporto inventate da un amico, anzi trovate, perché si trattava soprattutto di sondare e trovare. E c’era anche un gioco che si chiamava cadavre exquis, anche quello si poteva giocare tra amici scrivendo frasi surrealiste, proprio. Ma non surreali, perché il surrealismo non era surreale, ché surreale era un aggettivo facile, buon per tutte le occasioni, come allucinante o eccezionale o kafkiano. No, il surrealismo era un’altra cosa; era l’inconscio, era la rivoluzione, era un’altra logica, era il sogno. Era un sogno.

C’era una volta il surrealismo, l’avanguardia del Novecento, quella verso cui tutto tende e da cui tutto si diparte, che stava di casa a Parigi come a New York o a Praga.

C’era una volta il surrealismo; oggi sta accanto ai reperti accadici e alle ceramiche del Neolitico.