C’era una volta il surrealismo

semainedebonte2C’era una volta André Breton. E c’era Paul Éluard, e anche Louis Aragon, quello che aveva scritto il Paysan de Paris, quel libro che Walter Benjamn,, la sera a letto, era costretto a chiudere dopo due o tre pagine, perché il cuore gli batteva forte. E poi c’era Artaud, c’era Masson, e Buñuel, che aveva inventato il cinema surrealista, forse, e forse aveva proprio inventato il cinema come sogno, o il sogno come cinema, chissà. Continua a leggere

Una scia

imagesDefaticamento.
Le chiavi nella toppa, uno due tre scatti.
Defaticamento.
Bere, mangiare una mela, togliersi le scarpe.
Il defaticamento.
Musica, controllare le mail, programmare le telefonate.
Defaticamento.
Il computer in carica, il letto disfatto, iniziare a scrivere.
Defaticamento.
Scrivere subito, qualcosa.
Defaticamento.
Documento di word, documento di open office, docufiction.
Scrivere qualcosa, defaticarsi.
Musica finita, il silenzio, i piedi caldi, la testa leggera.
Defaticamento.
Scegliere la musica, organizzare la serata, aprire la chat.
Affaticamento.
Guardare fotografie, comperare vestiti con la mente, indossare il costume.
Affaticamento.
Il terrazzo non è in ordine, il tramonto è lontano, fare la lavatrice con l’ammorbidente.
Affaticamento.
Dimenticare il detersivo.
Dimenticare i piatti sporchi, i bicchieri sporchi, le unghie sporche.
Affaticamento.
Rispondere alle mail, mancano i cereali per la colazione, scrivere un postit.
Affaticamento.
Rimettersi le scarpe, l’odore del linoleum bagnato, i passi del corridoio.
Affaticamento.
Il verso degli uccelli.
Defaticamento.
Preparazione della doccia.
Preparazione della crema dopo la doccia.
Preparazione della cena dopo la crema dopo la doccia.
Defaticamento.
Preparazione del tramonto.
Una scia d’aereo nella gola.
Dormire.

Geologia di una prosa

978880620339GRAQuando i poeti mettono mano alla prosa, c’è sempre da stare allegri. Di sicuro ne verrà fuori qualcosa di interessante, se non di buono. Parafrasando la celebre battuta di Clemenceau, la prosa è una cosa troppo seria per lasciarla ai romanzieri. I poeti sanno trattarla con maggiore libertà, non si fanno irretire nell’ossessione della trama, non cadono nel romanzesco più trito. Giocano sulle variazioni, sulle piccole modulazioni della lingua, magari anche sulla disarticolazione del tempo. Continua a leggere