La banda del formaggio

22_9788871686622g«Era un po’ come, non so se si capisce, in quegli anni avevo conosciuto un po’ di gente che era andata a abitare a Berlino, allora un po’ andava di moda Berlino, qualche anno prima andava di moda Barcellona, infatti avevo conosciuto della gente che era andata a abitare a Barcellona, poi, dopo, non so, Londra, Parigi, avevo conosciuto un po’ di gente che erano andati a abitare a Londra, o a Parigi, be’, a pensarci, a me non m’era mai venuto in mente di andare a abitare definitivamente né a Berlino, né a Barcellona, né a Londra né a Parigi né ad Amsterdam, né a Lisbona, né a Mosca, né a San Pietroburgo non lo sapevo, come mai, forse ero legato, non lo sapevo, un po’ era l’aria, ma un po’ era anche la lingua, che io non lo sapevo, come sarebbe stato, svegliarsi sapendo che quel giorno, e tutti gli altri giorni a venire, intorno a te, per strada, non ci sarebbe stato più l’italiano ma, non so, lo spagnolo, che era una lingua, non avevo mica niente contro lo spagnolo, però l’italiano, per me che ero italiano, come lo spagnolo per uno che era spagnolo, mi immagino, eran delle cose che, era come, non so, se fossi andato a abitare a Barcellona, quando hai una chiave che non apre bene, che tutte le volte che torni a casa ci metti un po’ a aprire la tua porta di casa, ti viene un nervoso, ecco, usare una lingua che non è la tua sarebbe un po’ stata la stessa cosa ma moltiplicata per un milione, non so se mi spiego, mi ricordo, non c’entra niente, ma mi ricordo Céline che dicevano che quand’era in Danimarca che sentiva, per radio, parlare francese, scoppiava a piangere, ecco io credo di capire quel sentimento lì e ho l’impressione che se avessi abitato, non so, gli ultimi dieci anni, a Berlino, io tutti i giorni avrei avuto in gola quella voglia di piangere, magari in fondo alla gola, cioè non sarebbe stata una cosa, cioè non è un sentimento, come dire, patriottico, è come un difetto, anche se non si vede» Continua a leggere