Per i cento anni di Vittorio Sereni

SERENIIl 27 luglio di cento anni fa nasceva Vittorio Sereni. La retorica delle commemorazioni è insidiosa, perciò la via più efficace per ricordarlo veramente è leggerlo. La sua poesia si mantiene viva solo se riprendiamo in mano almeno il Diario d’Algeria o lo straordinario Gli strumenti umani, uno dei libri capitali della nostra poesia novecentesca. Per poter dire semplicemente che i versi di Sereni si leggono ancora.


I versi

Se ne scrivono ancora.
Si pensa a essi mentendo
ai trepidi occhi che ti fanno gli auguri
l’ultima sera dell’anno.
Se ne scrivono solo in negativo
dentro un nero di anni
come pagando un fastidioso debito
che era vecchio anch’esso di anni.
No, non è più felice l’esercizio.
Ridono alcuni: tu scrivevi per l’Arte.
Nemmeno io volevo questo che volevo ben altro.
Si fanno versi per scrollare un peso
e passare al seguente. Ma c’è sempre
qualche peso di troppo, non c’è mai
alcun verso che basti
se domani tu stesso te ne scordi.

(da Gli strumenti umani (1965), in Poesie, ed. critica a cura di Dante Isella, Mondadori)