EX.IT – Antologia fuori contesto

Francesca Fiorletta e Massimiliano Manganelli

Ieri è stata presentata per la prima volta a Roma l’antologia di EX.IT – Materiali fuori contesto, a cura di Marco Giovenale, Mariangela Guatteri, Giulio Marzaioli e Michele Zaffarano.

Questo, dunque, il primo frutto dell’incontro di Albinea (RE) dello scorso aprile, che ha visto coinvolti poeti e critici, i primi direttamente parlanti e agenti sulla scena, i secondi ufficialmente silenti, finalmente e per una volta impiegati nel puro ascolto e nella piena fruizione dei lavori esposti dagli autori chiamati a partecipare al e soprattutto del progetto EX.IT.

Un progetto, ricordiamolo, volto all’indagine esperienziale, diretta, diremmo sul campo, delle più recenti forme di scrittura, italiane, europee e americane, variamente afferenti a una macroarea che si potrebbe identificare sotto il nome di language poetry oppure di nuovo oggettivismo, ma che ha preso via via a sfaccettarsi e connaturarsi secondo le modalità più diverse, talora anche con esiti parecchio distanti fra loro. Nondimeno si tratta di modalità tutte comunque riconducibili a una certa pratica del lavoro poetico – espressione abusata, ci perdonerete – più segnatamente di ricerca. Con questa antologia non si intende, e gli autori lo hanno ribadito più volte, proporre una sorta di movimento o una tendenza ben precisa, bensì provare a delimitare un territorio e a metterne a confronto gli abitanti, lasciando alla riflessione critica il compito di tirare delle linee o attribuire giudizi.

Così, nell’antologia convivono felicemente Le avventure dell’Allegro Leprotto di Andrea Raos, il Corpo estraneo in moto ascensionale di Alessandro De Francesco, la Sinopia di Luigi Severi e l’Oratorio dell’abiura di Charles Bernstein, tanto per fare qualche esempio.

Tuttavia i materiali fuori contesto non sono esclusivamente letterari, giacché l’antologia dà conto anche di esperienze più marcatamente visive, come ad esempio i collage di Jennifer Scappettone, l’Alkahest di Riccardo Cavallo e l’Unauthorized account #8 di Rosaire Appel.

Trentuno firme, dunque, trentuno modi per cercare di esprimere appieno il lavoro della ricerca poetica, condotto su e attraverso diversi linguaggi e forme del fare artistico. Trentaduesima espressione, perciò, diventa proprio l’antologia stessa, che funge non da fine ultimo ma da spinta propulsiva al proseguimento dell’indagine.

Infine, un altro esito importante, va ricordato, è l’apertura di due fondi di biblioteca, atti a ospitare quei materiali che, appunto, sono andati definendosi, quasi autonomamente, come fuori contesto: il primo fondo proprio nella biblioteca “Pablo Neruda” della stessa Albinea, il secondo, successivamente, nella Biblioteca “San Gerardo” di Monza.

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