Il circo politico di Pep Marchegiani

Circo ItagliaEsistono libri che arrivano al momento giusto, non solo perché per certi versi incarnano il proprio tempo, ma anche e soprattutto perché di quel tempo contengono il contravveleno. È il caso del Circo Itaglia di Pep Marchegiani (NEO Edizioni), artista neo-pop dotato di una vis politica e satirica di notevole intensità.

Un libro apparentemente tutto da ridere, giacché vi sfila una galleria di personaggi dell’affollato mondo della politica italiana, tutti truccati da pagliacci – siamo al circo, appunto – e ciascuno dotato del proprio “numero”, ossia una frase, spesso memorabile nella sua idiozia, che li inchioda per sempre. In realtà, queste figure multicolori, tratteggiate con uno stile che sta a metà tra quello della vignetta satirica e quello del cartellone pubblicitario, non provocano affatto il riso (in fondo sono clown tristi) e al massimo strappano appena un sorriso, giacché dietro quei colori sgargianti si scorge una profonda miseria. La miseria morale di quel circo, accanto alla miseria materiale che quel circo medesimo produce, cioè l’Itaglia, come la chiama l’artista.

Più che forzarne i tratti come accade nella caricatura classica, ai volti noti (non ne manca davvero nessuno) Marchegiani applica il trucco da circo, quindi opera una sovrapposizione, oppure li rende oggetto di un montaggio straniante, facendoli comparire in parodie di pubblicità, anche elettorali, appena modificate fino a farne esplodere il senso. Ed è forse qui che l’artista trova i momenti migliori del suo lavoro, per esempio nelle pagine dedicate al «BungaKing« Berlusconi o in quelle, violentissime, nelle quali fa la propria comparsa l’opaco Mario Monti, giustamente sottoposto a un feroce trattamento critico.

Marchegiani conosce l’antidoto alla sempre più evidente estetizzazione della politica, vale a dire la vecchia e ancora attualissima politicizzazione dell’arte di cui discorre Walter Benjamin al termine dell’Opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica. Arte riproducibile, dunque, giacché si serve di tutti i mezzi della riproduzione mediatica; e indubbiamente arte politica, perché dell’agire artistico fa uno strumento di critica e di lotta.

Da oggi il nostro percorso visivo vede come protagonista proprio Pep Marchegiani, con uno dei suoi falsi manifesti. Falsi ma terribilmente veri.

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