Il testimone auricolare

b58622940bbc38c15f89a8ee04bc02f1_w_h_mw650_mhLeggere Elias Canetti. Scovare Elias Canetti un giorno, per caso, in una libreria Feltrinelli del centro città. Scovare un libretto che è una raccolta di racconti, o meglio di tipologie umane e disumane, o meglio ancora è un breviario e/o bestiario di figurazioni alchemiche e stranianti, quasi per dispetto e gioco di sfida appositamente disumanizzate, al fine di rendere ancora più intrigante e misterioso il certamen al rovescio del lettore segugio, del lettore detective, del lettore finalmente testimone.

Esattamente come Il testimone auricolare, protagonista di uno dei cinquanta racconti brevi di cui si compone la raccolta, edita per la prima volta nel 1974, e che proprio da questo testo prende il titolo, il lettore è messo costantemente, pagina dopo pagina, davanti a se stesso, alle proprie pecche, ai tic, alle manie, tanto alle paturnie più inconfessabili quanto ai vezzi più sbandierati e quotidiani.

Chi legge è dunque costretto a tendere i sensi, tutti i sensi di cui dispone, e anche quelli che forse pensava sopiti, al cospetto della scrittura di Canetti, così visionaria e al contempo altrettanto realista da restituire dell’umanità una versione precisissima, frastagliata nettamente, lucidamente critica e mai manchevole di profondità e facoltà d’introspezione.

Se devo pensare a qualcosa di simile che ho letto negli ultimi dieci, ma forse anche vent’anni, mi vengono chiaramente subito alla mente le spericolate Storie di cronopios e di famas di Julio Cortázar, con quel modo tutto ironico e seducente di guardare la vita attraverso gli stilemi apodittici della favola d’antan, che tanto magistralmente ha saputo arricchire la narrativa mondiale del secolo scorso.

Ma la scrittura di Canetti è addirittura più sapida, in alcuni cogenti risvolti, è più amara, se vogliamo, nel tratteggio indissolubile delle vite altrui, che sono poi le vite che ciascuno di noi vorrebbe o non vorrebbe condurre, e che si trova a dover costantemente rimaneggiare, riascoltare, ridecifrare, sul piano letterario e non solo.

Eccone un assaggio:

Il Testimone auricolare non si fa corrompere da nessuno. Quando c’è di mezzo questo strumento così utile, uno strumento che lui solo possiede, non ha riguardi per nessuno, non ne avrebbe per la moglie, il figlio o il fratello. Quello che ha udito ha udito, non c’è Padreterno che possa farci niente. Ma ha anche i suoi lati umani, e come altri hanno i loro giorni di ferie in cui si riposano dal lavoro, così lui ogni tanto – sia pure di rado – si mette i paraorecchi e si astiene dall’immagazzinare parole. È molto semplice: in questi casi lui si fa notare, guarda la gente negli occhi; quello che dicono in queste circostanze è privo di qualunque interesse e non basta a segnare la loro condanna. Quando ha disinserito i suoi orecchi segreti, è un brav’uomo, ognuno si fida di lui, si può avere una innocua conversazione. Allora nessuno immagina di avere a che fare col boia in persona. è incredibile come sono innocenti gli uomini quando nessuno è lì con gli orecchi aperti.

Orecchi, dunque, ma anche occhi e bocca. Attenzione che diventa sfida. Testimonianza fatta arte.

Elias Canetti, Il testimone auricolare, Piccola Biblioteca Adelphi (1995 – 2010).

3 pensieri su “Il testimone auricolare

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