Caillois, o del fantastico architettonico

https://i0.wp.com/www.edizionidipassaggio.it/libri/67/copertina%20Parigi%20Un%20apprendistato.jpgDurante la lettura del primo dei testi raccolti in Parigi, un apprendistato – intitolato Piccola guida del xv arrondissement –, mi è spesso venuta la curiosità di vedere, sia pure in maniera assai mediata, i luoghi descritti nel testo. Ma il fido Google Maps stavolta non è stato di nessun aiuto: come spiega lo stesso Caillois, quel territorio parigino ha subito una radicale trasformazione e oggi ospita architetture apparentemente meno fantastiche di quelle di svariati decenni fa, eppure non meno disorientanti. «Le vieux Paris n’est plus», lo sappiamo da molto tempo, come sappiamo che «la forme d’une ville / Change plus vite, hélas! que le coeur d’un mortel».

E dunque non è più possibile contemplare, se non in vecchie fotografie, quelle architetture sghembe, dagli angoli difettosi e i profili aberranti, che ospitavano «fantasmi assottigliati», privi di dimensioni, «visitatori ultraterreni» o extraterrestri nascosti dentro Parigi. Quel fantastico di cui Caillois è stato uno dei massimi studiosi nel secolo scorso trova in questo libretto una duplice incarnazione: da un lato lo descrive nella sua accezione architettonica, a mo’ di guida turistica, ma dall’altro lo declina sul piano letterario, assumendolo direttamente nelle forma del racconto autobiografico (soprattutto nel secondo e nel terzo testo, Storia di una metamorfosi e Apprendistato parigino).

È chiaro che questa straordinaria «evocazione di Parigi» – evocazione, appunto, e non studio – è frutto delle congetture fantasiose di un «passeggiatore sfaccendato», tuttavia non siamo di fronte alla flânerie classica, quella di Baudelaire, bensì a qualcosa che assomiglia molto di più a quella del Benjamin “parigino” (giustamente ricordato da Roberta Coglitore nella sua postfazione). Quest’ultimo studiava attraverso la dialettica delle immagini le rovine del moderno nella città che quasi costitutivamente lo ha rappresentato, invece Caillois, nei suoi vagabondaggi a piedi o in bateau-mouche, è attratto appunto dall’evocazione dell’ignoto, dalla «temibile significazione» che si cela dietro le architetture a lama di coltello del xv arrondissement, la moderna topografia parigina o le vecchie pubblicità, quelle permanenti e non effimere come quelle cui siamo abituati.

E proprio in tale «mitologia pubblicitaria» va a scandagliare la memoria autobiografica di Caillois, ossessionato nell’infanzia, tra le altre, dalla figura mascherata con una enorme chiave tra le mani che reclamizzava una agenzia investigativa. http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQbKtS3rIm6-9YLVoC_Y6qQU8wLU3s1DFa1kr7fFDVICWj5CR-S5wUna figura che rimanda al detective, a sua volta preannunciato, secondo Benjamin, dal flâneur. Quel ricordo è talmente persistente che Caillois arriverà addirittura a impersonare l’Uomo con la Chiave, nell’adattamento televisivo della Piccola guida. E in quel momento si compie esattamente «l’irruzione dell’inammissibile all’interno dell’inalterabile legalità quotidiana», secondo la celebre definizione che del fantastico ci ha fornito lo stesso Caillois.

Roger Caillois, Parigi, un apprendistato, a cura di Roberta Coglitore, Edizioni di passaggio, 2012

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...