Il tip tap degli elefanti

newspaper_mediaCom’è noto, lo scorso ottobre la rivista statunitense Newsweek ha annunciato la cessazione delle sue pubblicazioni in edizione cartacea, scegliendo di passare completamente al formato digitale.

Una decisione, questa, a dire il vero indotta da una mera ottica di mercato: negli ultimi dieci anni, infatti, le vendite del settimanale erano drasticamente crollate da quattro milioni a poco più di un milione e mezzo di copie vendute.

Ora non sto qui a dilungarmi sulla vicenda del Newsweek nello specifico, basti dire che molte altre testate (non ultimo l’osannato Time!) hanno già effettuato questo passaggio al digitale, o si dichiarano in procinto di farlo.

Nel giro di relativamente pochi anni, dunque, non è peregrino ipotizzare che il mondo dell’informazione si svilupperà in modo preponderante proprio su altri siti (web, appunto!) abbandonando quasi in via definitiva le edizioni cartacee a cui aveva da tempo abituato il popolo dei suoi lettori.

Un popolo però, bisogna dirlo, alquanto discontinuo e sicuramente non troppo munifico, checché ne dicano i soliti – immancabili – nostalgici.

Siamo sempre tutti pronti a incensare l’atavico profumo della carta, lo sfregolio delle pagine e i polpastrelli inchiostrati, eppure le vecchie edicole di piazza restano via via più vuote e sguarnite, mentre le linee adsl continuano a intasarsi a ogni piè sospinto.

Tante restano le opinioni in merito.

Riporto lo stralcio di un articolo apparso sul «Corriere della Sera»:

Rob Gregory, ad esempio, invita a guardare in faccia la realtà: il futuro è nei lettori digitali. A meno di tre anni dalla nascita dell’iPad, negli Stati Uniti ci sono già più di 70 milioni di e-reader. Ma la transizione sarà lunga e tormentata.

E ancora:

«Time andrà avanti per un po’ perché è al centro di un gruppo editoriale che gli fa da ombrello e porta il suo nome» sostiene Tina Brown. «Ma è roba di qualche anno: gli elefanti non possono ballare il tip tap. Non credo che a metà del secolo i brand che oggi dominano il mercato avranno un ruolo. Giornali di carta non ce ne saranno più: chi vorrà, una volta che li avrà ricevuti via web, se li stamperà in casa».

Che l’informazione e in special modo, più o meno lentamente, la stessa fruizione giornalistica siano soggetti, ormai da qualche anno, a fortissimi mutamenti, credo sia lapalissiano.

Peraltro, quel che vale per la cosiddetta carta stampata (per la quale andrà coniato presto un nuovo termine, a questo punto!) non è così lontano da ciò che sta accadendo più strettamente nel campo editoriale, seppure con le dovute differenze.

È vero che in America la fruizione degli e-book si attesta su percentuali ben più elevate che in Italia (circa il 25%, ricordiamo, contro uno scarsissimo 2% nazionale) ma è vero anche che la tanto decantata rivoluzione digitale, che a noi sembra una novità quasi futuribile, altrove ha già preso piede e sta quindi diventando prassi.

A tutti quei giornali, quotidiani o periodici italiani, e non da ultimo alle case editrici, piccole e medie, che lottano ogni giorno per non chiudere i battenti e che si barcamenano con fatica tra paghe fatiscenti e debiti di ogni sorta, ecco, bisognerebbe ribadire che, forse, un’altra via, un’altra musica, sarebbe maggiormente praticabile.

Bisognerebbe dirlo a loro, certo, e prima di tutto ai fedelissimi lettori.

Un pensiero su “Il tip tap degli elefanti

  1. Anche nella scuola il ministro dell’istruzione ha inviato una nota con la quale invita tutto il personale all’uso di strumenti informatici e ha avviato delle iniziative volte alla progressiva sostituzione della carta. Ma ci vorrà del tempo affiché le abitudini e le varie mentalità si adeguino. Ci vogliono finanziamenti e le giuste scelte, anche in ambito delle singole istituzioni scolastiche statali tutte avviate da molti anni verso un processo di autonomia non ancora concluso……..

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